Nella società attuale, basata sulla mercificazione dei dati personali e in un contesto digitale in cui gli attacchi informatici sono all’ordine del giorno, la riservatezza è un bisogno sempre più impellente. Per sfuggire al controllo e al tracciamento del web, molte persone scelgono di navigare in modalità anonima o in incognito. Ciononostante, cercare modi per non essere rintracciati non è sempre solo sintomo di chi cerca maggiore riservatezza, ma può essere indice di voler accedere al deep web, o perfino agire indisturbato nel dark web.
Cos’è la navigazione in incognito
La maggior parte dei browser, da Chrome a Safari, offre la possibilità di navigare in modalità anonima, in incognito o in navigazione privata (la denominazione cambia in base al browser che si utilizza). Questo sistema permette agli utenti di tutelare la loro privacy e far sì che alcune attività e pagine che si visitano sul web non vengano tracciate tramite cookie e altre forme di rilevamento. Durante la navigazione privata, infatti, non vengono memorizzate le pagine ricercate, quindi non si registra una cronologia, e i cookie vengono cancellati appena si chiude la finestra. L’identità dell’utente viene celata e anche i dati personali non restano nel web, assicurando una migliore protezione da attacchi informatici o malware.
Non dobbiamo però pensare che questa modalità ci garantisce il completo anonimato. La navigazione anonima non maschera l’IP, che resta quindi visibile, ma fornisce un modo per nascondere la nostra attività agli altri utenti che utilizzano lo stesso dispositivo. Inoltre, anche se il browser non li registra in cronologia, l’Internet Service Provider può vedere i siti visitati. In merito al tracciamento, esistono altri metodi oltre ai cookie che i siti utilizzano per identificare gli utenti, come il fingerprinting e i pixel invisibili che possono essere difficilmente evitati. Dunque, è possibile risalire all’attività sul web anche in modalità anonima, soprattutto se si usa una rete aziendale.
L’anonimato sul web è sempre più diffuso a causa dell’aumento dei crimini informatici e di una crescente attenzione alla privacy. È diventato però anche materia di dibattito tra esperti di sicurezza informatica e legislatori perché c’è una linea sottile tra tutela della privacy e abuso finalizzato ad attività illecite da parte dei criminali informatici.
L’anonimato sul web è sempre più diffuso a causa dell’aumento dei crimini informatici e di una crescente attenzione alla privacy. È diventato però anche materia di dibattito tra esperti di sicurezza informatica e legislatori perché c’è una linea sottile tra tutela della privacy e abuso finalizzato ad attività illecite da parte dei criminali informatici.
Tor, VPN altri metodi per restare anonimi
Come abbiamo visto, la modalità di navigazione anonima non ci consente un completo anonimato. Metodi più efficaci, che garantiscono una maggiore copertura, sono la VPN e un server come Tor. La VPN (Virtual Private Network) è uno dei modi più utilizzati per avere una connessione più sicura e crittografata. Si tratta di un software che si installa sul proprio dispositivo per nascondere l’indirizzo IP e consente di connettersi in modo sicuro quando ci si collega da remoto – anche da una rete pubblica non protetta. Questo software si basa sulla crittografia dei dati, per cui garantisce un’elevata protezione da attacchi quando si è connessi da reti pubbliche e salvaguarda la tutela della privacy. Per usufruire, invece, di un ulteriore livello di anonimato, si può ricorrere all’utilizzo di una rete che offre un sistema più sofisticato per celare la propria identità digitale: il più comune è il server Tor. Questa rete è nata proprio per contrastare il sistema di tracciamento e sorveglianza di Internet e si basa su un onion routing, ovvero un traffico Internet a strati (a cipolla, appunto) che rende difficile rintracciare l’origine della connessione.
L’utilizzo di un server come Tor impedisce di tracciare la nostra attività online e nasconde la nostra identità mascherando l’indirizzo IP. Nonostante ci sono vari motivi, tra cui la riservatezza, per cui ci si serve di questo browser, il suo utilizzo è legato all’accesso al deep web, proprio perché permette di accedere a contenuti bloccati e non tracciabili, appartenenti al surface web (la parte visibile di Internet). Il deep web è la parte “profonda” della rete, dove si trovano le informazioni e le pagine non indicizzate dai motori di ricerca. Si entra in questa parte profonda del web nei casi in cui non ci si vuole far individuare, come nel caso di attivisti politici nei luoghi in cui vige un sistema di censura. Il deep web viene usato anche dai giornalisti per comunicare con le loro fonti, così come dai servizi di intelligence. Tuttavia, spesso si utilizza Tor per accedere al dark web, cioè la parte più oscura e pericolosa del deep web e agire indisturbati nell’anonimato per commettere attività illegali. Il motivo di celare l’identità qui ha un valore diverso dal fine di proteggere la propria privacy.
Sebbene la riservatezza sia un diritto, così come non dare la possibilità a chi utilizza la nostra rete o il nostro dispositivo di vedere le nostre ricerche senza lasciare tracce, sempre più spesso la navigazione in incognito viene utilizzata per navigare nel dark web. La modalità anonima che offre Tor è dunque spesso associata ad attività illegali, anche se è bene precisare che non tutte le navigazioni sia su Tor che nel deep web lo sono.
Attività illegali e limiti dell’anonimato
I criminali informatici che commettono frodi online o si scambiano informazioni o contenuti illegali si avvalgono dello strumento dell’anonimato per ovviare a tutti i sistemi di tracciamento sul web ed evitare di essere scoperti. Nel dark web avviene, ad esempio, lo scambio di materiale protetto da copyright, di software pirata o di altri contenuti tra cui materiale pedopornografico; i cyber criminali navigano nell’anonimato anche per non lasciare traccia durante attacchi hacker o data breach, o quando commettono altri illeciti come le frodi online, il phishing, o il furto di identità. Navigare in incognito, così come nel deep web o nel dark web, non rappresenta di per sé un’illegalità. Il punto è per cosa vengono utilizzate queste modalità.
Né la navigazione in incognito, né l’utilizzo di una VPN, e nemmeno il server Tor, pur offrendo un maggiore livello di privacy online, rendono le nostre azioni completamente invisibili. Anzi, chi utilizza in modo improprio questi strumenti per commettere illeciti non è immune dalle conseguenze legali. Sebbene sia più complesso il tracciamento e il rilevamento di un’identità in queste modalità, non è impossibile trovare una persona nel dark web.
Rimanere completamente anonimi sul web è molto difficile. Se l’intenzione è navigare in anonimato per proteggere i propri dispositivi, le propria password e i propri dati, insieme ai vari strumenti già a disposizione (selezione dei cookie, adblocker, antivirus) bisogna adottare anche comportamenti virtuosi, come quello di evitare di connettersi a reti Wi-Fi pubbliche e non sicure, soprattutto se trattiamo dati personali. Dall’altra parte, invece, si deve stare attenti nel commettere azioni che potrebbero essere illegali perché le soluzioni di anonimato sul web non sono infallibili né inviolabili.
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