La tecnologia e l’informatica sono ambiti in cui da sempre vi è un maggiore numero di uomini, ma da qualche tempo sembra che la rotta si stia invertendo. In particolare, il settore privacy law attrae più donne, tanto che a volte sono proprio loro a dominare in questo campo.
La disparità di genere, però, permane, perché il discorso cambia quando si tratta di posizioni di leadership: sono sempre gli uomini a ricoprire cariche manageriali e di comando. Questo gap influenza la rappresentanza delle donne all’interno dei processi decisionali e, dunque, anche la normativa relativa. In qualsiasi ambito, la rappresentanza di genere deve essere equilibrata in modo da garantire una visione generale su un argomento da varie prospettive ed esperienze. In particolare, per realizzare ed applicare politiche giuste sulla privacy è necessaria una visione che coinvolga entrambi i punti di vista.
Le donne nel settore privacy law
Le donne sono molto attive nell’ambito della privacy e si stanno attivando per invertire la rotta della dominanza maschile. Le donne che ricoprono ruoli di leadership nel settore della privacy diventano modelli di ruolo per le giovani generazioni, incoraggiandole a intraprendere carriere in tale direzione. La mancanza di mentorship e networking, o comunque le possibilità limitate rispetto agli uomini, limitano anche le possibilità di carriera delle donne. Le cause che generano questa disparità nel settore della privacy e della protezione dei dati sono da ricondurre agli stereotipi di genere che legano gli uomini a ruoli e ambiti tecnici.
Qualcosa sta però cambiando, soprattutto se guardiamo l’Europa nel complesso: basti pensare che a capo dell’EDPB (European Data Protection Board) c’è una donna, Andrea Jelinek. Non solo, i numeri recenti mostrano che le donne ricoprono circa il 50% delle posizioni apicali nel settore della privacy. Questi dati sono in visibile crescita, lo si denota anche dalle iscritte all’associazione di settore Federprivacy: un 34% di chi lavora nell’ambito è donna, un numero destinato ad aumentare fino a raggiungere la parità in tutto il territorio nazionale. Un settore, dunque, che – nonostante i pregiudizi e le reticenze – sta man mano procedendo verso un universo equo, rappresentato da uomini e donne in egual misura.
Le donne e i rischi delle violazioni della privacy
Il settore della privacy e della protezione dei dati digitali è molto complesso e molto sentito dalle donne, proprio per quelli che sono i rischi in cui incorrono sul web, innegabilmente maggiori di quelli di un uomo. Sono infatti principalmente le donne i target dei cyber criminali, le vittime potenziali di revenge porn, stalking e altri reati. Le donne, inoltre, sono bersagli più frequenti per la discriminazione e discorsi di odio sul web, soprattutto sui social network, ma l’aspetto più preoccupante sono il cyber stalking e il doxing, ovvero la diffusione di dati sensibili, insieme al revenge porn.
Il settore della privacy e della protezione dei dati digitali è molto complesso e molto sentito dalle donne, proprio per quelli che sono i rischi in cui incorrono sul web, innegabilmente maggiori di quelli di un uomo. Sono infatti principalmente le donne i target dei cyber criminali, le vittime potenziali di revenge porn, stalking e altri reati. Le donne, inoltre, sono bersagli più frequenti per la discriminazione e discorsi di odio sul web, soprattutto sui social network, ma l’aspetto più preoccupante sono il cyber stalking e il doxing, ovvero la diffusione di dati sensibili, insieme al revenge porn.
L’importanza dell’apporto femminile alle politiche sulla privacy
Questi pericoli portano le donne ad avere un’attenzione maggiore nei confronti della protezione della privacy e dei dati. Per questo motivo, una maggiore efficacia delle politiche a protezione dei dati potrebbe partire da loro. In quest’ottica, sono fondamentali le iniziative di educazione e sensibilizzazione al tema dell’importanza della privacy attraverso corsi di formazione e webinar. È determinante anche l’apporto che aziende e organizzazioni del settore danno allo sviluppo di politiche atte alla parità di genere e alla visibilità di donne che lavorano in questo settore, in modo tale da incentivare sempre più donne ad occuparsi di queste tematiche e colmare questo gender gap. Fintanto che l’ecosistema privacy sarà sbilanciato in favore degli uomini, le decisioni saranno prese da un ambiente che non tiene sufficientemente conto delle esigenze e delle preoccupazioni reali della popolazione femminile. Come in ogni ambiente, una prospettiva bivalente può portare alla comprensione generale delle sfide da affrontare e delle soluzioni più efficaci che si possono svelare.
Lavorando con dati e algoritmi, il rischio maggiore è un vuoto nella profilazione dei sistemi. Con una mancanza di prospettiva femminile, le misure di protezione dei dati potrebbero discriminare le donne e amplificare le diseguaglianze e le disparità. Rafforzare la leadership femminile nel settore delle nuove tecnologie e della protezione dei dati è un obiettivo cruciale per promuovere l’uguaglianza di genere e l’innovazione.
Le iniziative a sostegno di una parità nella privacy law e nella protezione dei dati
Un ruolo non marginale lo hanno le aziende e soprattutto le istituzioni governative e amministrative. Anche se il sistema delle quote rosa sembra paradossalmente più discriminante, resta il metodo migliore per assicurarsi una percentuale considerevole, se non la metà, di donne nei direttivi e nei Consigli di amministrazione. Il bias di genere persiste anche nei processi di selezione del personale, nonostante le normative atte all’assunzione indiscriminata di uomini e donne, vige ancora una resistenza da parte delle aziende nell’assumere figure femminili. Un problema che riguarda anche, e non da meno, la questione salariale: le donne, a parità di ruolo e di anzianità, guadagnano sempre meno dei colleghi uomini. Sono proprio le aziende e gli enti governativi a dover promuovere maggiore equità e garantire la parità.
Le iniziative più significative in questo ambito si devono però alle associazioni di singole professioniste del settore. Un esempio esplicativo di questo proficuo networking è Privacy she-leaders, fondato da avvocate e professioniste impegnate nell’ambito della privacy. Lo scopo è proprio quello di rafforzare la leadership femminile nel settore della protezione dei dati e, in generale, delle nuove tecnologie. Mosse da valori di inclusività e determinazione, le fondatrici hanno deciso di dare coraggio a donne che, come loro, si sono trovate o si trovano ad affrontare un mondo, purtroppo, ancora in gran parte maschile, con l’obiettivo di dar loro la possibilità di ridurre, e annullare un giorno, il divario di genere nel settore privacy. Attraverso eventi e workshop cercano di trasmettere la passione del loro lavoro e la loro capacità di raggiungere ruoli apicali valorizzando il talento femminile in quanto tale, considerando l’essere donna un valore aggiunto e non un ostacolo. L’associazione racconta storie di donne, avvocate e professioniste del settore, appassionate del loro lavoro, ma anche consapevoli delle differenze sostanziali che vi sono nell’ecosistema privacy e della tecnologia, e che si impegnano quotidianamente per eliminare le barriere di genere e portarlo a diventare un settore più inclusivo.
Attraverso queste iniziative di mentorship e networking che favoriscono lo scambio tra donne che operano nel settore, soprattutto DPO o avvocate che lavorano a livelli apicali, si creano nuove opportunità e i numeri saranno sempre in aumento.
Attraverso queste iniziative di mentorship e networking che favoriscono lo scambio tra donne che operano nel settore, soprattutto DPO o avvocate che lavorano a livelli apicali, si creano nuove opportunità e i numeri saranno sempre in aumento.
La crescita delle donne all’interno del settore privacy e protezione dei dati ha un doppio vantaggio. Da un lato è importante ridurre il gender gap in tutti gli ambiti professionali, dall’altro la visione delle donne può arricchire la prospettiva su svariate questioni legate alla privacy e alla lotta contro le violazioni e la tutela dei dati personali. Da recenti studi emerge, infatti, che le donne sembrano a tratti più attente alla loro privacy, mentre gli uomini più in controllo dei loro dati. Le differenze portano a imporre un processo decisionale di pratiche e politiche in materia di privacy che tenga conto delle diverse esigenze e preoccupazioni sia degli uomini che delle donne. In futuro sarebbe auspicabile adottare uno sguardo ancora più inclusivo e globale, tenendo conto delle necessità e dei rischi anche delle persone non binarie.
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