Open Data per le Pubbliche Amministrazioni: verso una società più trasparente

Un passo importante nella semplificazione dei rapporti tra pubbliche amministrazioni e cittadini è rappresentato dagli Open Data. Questi sono dati resi accessibili a tutti, in un formato riutilizzabile, in modo gratuito. L’apertura di determinati dati è una rivoluzione nel campo amministrativo, perché costituisce una componente essenziale del processo di trasparenza e di agevolazione dei rapporti tra cittadini ed enti pubblici.  

Gli Open Data della Pubblica amministrazione (PA) sono liberi da licenze e dunque incentivano il riutilizzo per scopi informativi e di mercato. Grazie ad essi, i cittadini possono verificare l’operato delle istituzioni e l’impatto effettivo delle politiche pubbliche, instaurando un rapporto basato sulla fiducia e sulla trasparenza; se incrociati con altri dati, provenienti da diverse fonti, facilitano la comunicazione tra enti pubblici.

I dati aperti hanno un forte valore conoscitivo e informativo. Non solo, poter accedere ai dati delle pubbliche amministrazioni significa anche avere l’opportunità di contribuire allo sviluppo della società, e questo favorisce una partecipazione attiva alla cosa pubblica. I cittadini, gli sviluppatori, le imprese e le associazioni di categoria hanno materiale utile e verificato da poter utilizzare in vari ambiti e aprire nuove opportunità di business. Ad esempio, progetti in ambito urbanistico, come la creazione di mappe interattive che aiutano nella pianificazione della città, o le app dei trasporti pubblici che partono proprio dagli open data. Sono molti gli esempi che possono derivare dalla collaborazione tra queste ultime e le imprese private per adottare nuovi servizi e prodotti e favorire lo sviluppo economico e sociale.  Poter usufruire in modo diretto ai dati degli enti pubblici incentiva la creazione e la progettazione: questi diventano perciò una vera e propria risorsa preziosa per l’innovazione e il progresso di una società. Per questo motivo, è importante che le pubbliche amministrazioni forniscano dati completi e accurati, che siano leggibili, aggiornati e fruibili, prima di pubblicarli in Open Data, secondo quanto impone il Codice dell’Amministrazione digitale (CAD).  

Open Data e privacy: tra apertura e tutela

Oltre ai vari benefici e vantaggi però, e come sempre quando si parla di dati, vi è la tutela della privacy da salvaguardare. L’accesso alle informazioni degli enti amministrativi, grazie all’utilizzo diffuso degli Open Data, è più semplice e costituisce un pilastro verso la trasparenza delle istituzioni. Tuttavia, l’apertura indiscriminata dei dati solleva importanti questioni legate alla privacy. Anche se la maggior parte dei dati che sono resi aperti e pubblicati sono aggregati o anonimizzati, esiste sempre un margine di rischio per cui, attraverso una verifica incrociata dei dati, si possa risalire all’identità di una persona. La re-identificazione, con conseguente violazione della privacy, è un problema sempre in agguato per il trattamento dei dati. Per ovviare ad eventuali incidenti di questo tipo esistono misure di precauzione, come l’utilizzo di pseudonimi o il limite di tempo per la conservazione dei dati sensibili. Per questo, è fondamentale procedere con una valutazione di impatto e verificarne i potenziali rischi. 

A livello europeo, la normativa vigente sugli Open Data è la Direttiva UE 2019/1024, che garantisce l’accessibilità a tutti i cittadini europei dei dati istituzionali e ne favorisce la diffusione per vari ambiti di applicazione. L’obiettivo della Direttiva è incentivare l’innovazione e stimolare nuove opportunità per il pubblico.  Dall’altra parte, però, la normativa sancisce due principi cardine, ovvero l’openness by default e l’openness by design, che impongono agli stati membri di mettere a disposizione i dati per incoraggiarne la diffusione, il riutilizzo e la condivisione: principi in antitesi con quanto delineato dal GDPR, che invece mira a salvaguardare la protezione dei dati personali. Alcuni critici e difensori rigorosi dei dettami del GDPR notano una contraddizione di tali principi con quelli proposti dalla direttiva sul secondary use dei dati.  

Un’apertura di determinati dati delle pubbliche amministrazioni, d’altra parte, è un’opportunità per tutta la società, perché offre vantaggi sia all’informazione sia allo sviluppo di nuove soluzioni.  

Un’apertura di determinati dati delle pubbliche amministrazioni, d’altra parte, è un’opportunità per tutta la società, perché offre vantaggi sia all’informazione sia allo sviluppo di nuove soluzioni.  

In Italia, il DLgs n.200/2021 ha recepito la direttiva Open Data e ha definito i dati pubblici e soggetti alla pubblicazione e ha esteso i soggetti detentori di questi dati, includendo le imprese pubbliche. La differenza con la normativa europea è che il decreto italiano sottolinea la necessità di conformità del rispetto dei dati personali e della proprietà intellettuale, anteponendolo al principio di openness by design.  

La sfida tra apertura e protezione si fa sempre più complessa in visione delle prospettive future legate allo sviluppo di nuove tecnologie, come l’intelligenza artificiale e il machine learning, che permetteranno di estrarre un valore ancora maggiore dai dati. Se da una parte si prospetta un futuro più aperto e più collaborativo – come un incremento della partecipazione civica e del dialogo tra enti della pubblica amministrazione e cittadini – dall’altra non si possono eludere completamente i problemi relativi ai dati per garantire i diritti fondamentali degli stessi cittadini.  

Utilizzi di Open Data

In Italia, dopo il recepimento della direttiva, l’Agenzia per l’Italia Digitale ha adottato le linee guida che regolano le tecniche di apertura dei dati e il loro riutilizzo. Questo documento supporta le pubbliche amministrazioni nelle modalità di pubblicazione, fornendo linee guida su quali formati impiegare, gli standard da utilizzare o i metadati da inserire per favorirne la ricerca e le licenze. Per facilitare il riutilizzo degli Open Data, l’Italia, come molti altri paesi, ha creato un portale dedicato, DatiOpen.it, dove si trovano i dati aperti delle istituzioni del nostro paese e tutti i dataset divisi per categorie principali. Molte pubbliche amministrazioni sia locali che nazionali, inoltre, pubblicano sui loro portali i dati resi aperti.  

Nella pratica, i dati aperti sono di varia natura e vengono messi a disposizione per diverse finalità. Ad esempio, i dati statistici messi a disposizione dall’Istat possono essere utili come base di partenza per sviluppo di studi e soluzioni innovative, oltre a dare un contributo enorme all’informazione. Lo stesso vale per i dati ambientali, sulla qualità dell’aria o dell’acqua; quelli sul trasporto pubblico e sul traffico possono contribuire alla creazione di applicazioni per migliorare la situazione della viabilità e renderla sostenibile; i dati sui beni culturali aiutano allo sviluppo di un turismo più smart. Infine, i dati sui bandi pubblici e sulle gare d’appalto sono segno di trasparenza da parte delle istituzioni. 

L’utilizzo degli Open Data è diventato essenziale per sviluppare analisi, condurre ricerche scientifiche e realizzare inchieste giornalistiche – il cosiddetto Data Journalism, basato su dati concreti. Gli Open Data, dunque, sono la linfa per l’innovazione in tutti gli ambiti, dalla finanza al turismo, sia a livello locale che nazionale. Ogni pubblica amministrazione ha la responsabilità di aggiornare e rendere fruibili i dati, creando un sistema di fiducia con la comunità e superando la crisi che ha vissuto per molto tempo. La collaborazione tra enti pubblici e cittadini ai giorni nostri è ormai indispensabile per realizzare un modello di società realmente aperto, in cui tutti gli attori agiscono per migliorarlo e innovarlo.  

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