La vaghezza del simbolo nel legal design

Il legal design è una disciplina che implica una riprogettazione del testo di legge nel suo intero design: dal layout al linguaggio. Riprogettare il testo giuridico significa anche adottare un approccio diverso, uscire fuori dagli schemi classici di come siamo abituati a considerare un documento legale o normativo. È riduttivo, dunque, pensare al legal design come a qualcosa di semplicistico: rendere più accessibile un testo è un processo molto complesso, che merita molta cura e attenzione, perché – è giusto precisare – semplificare non significa banalizzare, ma rendere il testo leggibile da tutti.  

Una parte fondamentale che entra in gioco in questa riprogettazione è la componente visiva. Il legal design opta per una comunicazione visiva del testo giuridico più incisiva, perché abbia un impatto immediato su chi vi si approccia. Per evitare il tipico muro di parole, il legal design propone di utilizzare elementi sintattici e grafici, come interruzioni di paragrafi, schemi, bullet points, tabelle e grafici. Oltre ad adottare un plain language, ovvero un linguaggio più comprensibile, e una struttura del testo più snella, bisogna avvalersi anche della potenza delle immagini. Oggi riceviamo più stimoli e input dalle immagini che dalle parole, per questo è giusto sfruttare questa forza e la valenza che attribuiamo loro, soprattutto attraverso il web. In questo contesto, rientrano anche i simboli.  

Nel nostro quotidiano abbiamo già a che fare con molti simboli prescrittivi, basti pensare ai segnali di divieto di fumo, o a quelli stradali. Anche se molto complesso da utilizzare, il simbolo è un elemento fondamentale nel legal design, perché concorre ad una semplificazione del testo riducendola ad un’immagine essenziale. Se da un lato il simbolo riduce il testo, snellendolo in modo da trasmettere meglio il messaggio giuridico, dall’altro rischia di tralasciare la normatività del concetto o, peggio, renderlo troppo ambiguo e aperto a diverse interpretazioni.  

Nel nostro quotidiano abbiamo già a che fare con molti simboli prescrittivi, basti pensare ai segnali di divieto di fumo, o a quelli stradali. Anche se molto complesso da utilizzare, il simbolo è un elemento fondamentale nel legal design, perché concorre ad una semplificazione del testo riducendola ad un’immagine essenziale. Se da un lato il simbolo riduce il testo, snellendolo in modo da trasmettere meglio il messaggio giuridico, dall’altro rischia di tralasciare la normatività del concetto o, peggio, renderlo troppo ambiguo e aperto a diverse interpretazioni.  

Vaghezza e ambiguità

La vaghezza è un aspetto tipico del linguaggio giuridico: è un tratto distintivo atto a lasciare spazio all’interpretazione del giudice; in questo modo, la legge non risulta troppo restrittiva e applicabile in modo univoco. Da sempre però, vi è la necessità di trovare un equilibrio tra certezza del diritto e vaghezza della norma, tra prescrittività e interpretazione, evitando – per quanto possibile – l’ambiguità estrema a cui può condurre la vaghezza del linguaggio. Per sua natura, il simbolo può essere ancora più soggetto a fraintendimenti della parola, poiché ci sono vari fattori da considerare che possono concorrere a varie interpretazioni. I simboli prescrittivi, come quelli stradali, sono così riconoscibili perché li abbiamo studiati nel linguaggio naturale: sappiamo cosa significano, cosa indicano e quali norme ci impongono. Senza un’adeguata spiegazione non saremmo infatti capaci di decifrare molti dei segnali stradali. Per questo, senza un paradigma universale da cui partire, trovare simboli che siano comprensibili inequivocabilmente da tutti è di estrema complessità. Basti pensare al fattore culturale, che può influenzarne la comprensione, o ai vari contesti in cui deve essere adattabile un simbolo. 

Se il legal design si propone di rendere la comunicazione giuridica più efficace e comprensibile, potrebbe rischiare di ottenere il risultato opposto, con un uso improprio o un abuso del simbolo, poiché simboli vaghi possono portare ad errori di interpretazione e, di conseguenza, informazioni giuridiche errate. In tal modo si va a compromettere il principio di chiarezza e trasparenza da cui parte questa disciplina. Uno scenario anche più complicato potrebbe essere la completa inefficacia del simbolo: nel caso in cui non venga compreso in alcun modo, il simbolo vede compromessa la sua normatività. Scegliere un simbolo che sostituisca un concetto giuridico o un’intera norma non è semplice, ma la sua polisemia e l’incertezza che ne consegue possono essere mitigate scegliendo simboli che abbiano già un grado di conoscibilità nell’immaginario comune e possano essere ricondotti ad un concetto giuridico o una prescrittività, oppure accompagnare i simboli con descrizioni esplicative.  

Simboli inclusivi

Prima di introdurre un simbolo, inoltre, è necessario effettuare una valutazione di impatto e un test di usabilità per verificare la sua efficacia in modo pratico, perché un’altra sfida da superare è quella dell’inclusività. Il legal design ha l’obiettivo di rendere il diritto più inclusivo, e ciò implica anche arrivare a differenti fasce di popolazione: per questo, esistono molti progetti che mirano a far arrivare il messaggio giuridico nel modo più diretto possibile. Nonostante l’impatto visivo, come abbiamo detto, può essere un punto di forza in questa direzione, il simbolo potrebbe rappresentare anche un ostacolo per persone con disabilità visiva o cognitiva: seguire le linee guida WCAG (Web Content Accessibility Guidelines) può aiutare a garantire che i contenuti digitali, inclusi i simboli, siano accessibili a tutti. Le icone devono avere forme chiare e semplici, non eccessivamente astratte. Tutto ciò fa pensare che i concetti giuridici non sempre si prestano ad una riduzione a simbolo. Quando vi è un alto grado di prescrittività, come in determinati documenti legali, i simboli, anche se mirano a rendere il testo più intuitivo, potrebbero trarre in inganno. Questi ultimi, dunque, possono realmente configurarsi come uno strumento che facilita la comprensione sfruttando l’impatto visivo, ma in qualità di integrazione e agevolazione; altrimenti, se pensiamo al simbolo come alla completa sostituzione del testo, rischia di produrre un effetto inverso

Oltre alle linee guida da seguire, l’intelligenza artificiale potrebbe offrirci molti spunti per creare simboli personalizzati e adatti alle particolari esigenze sia del contesto che del target a cui ci si rivolge. È interessante il modo in cui gli algoritmi di intelligenza artificiale generativa possono creare immagini e simboli partendo da un dataset di immagini, così come avviene per i testi. Anche in questo contesto, però, l’immagine può portare con sé i soliti bias legati all’addestramento.

La cultura e la percezione dei simboli

Il simbolo, come ogni cosa, passa attraverso il prisma della cultura, la quale può cambiarne il significato e la percezione, soprattutto se questo esprime concetti complessi legati a doppio filo alla cultura come avviene con il diritto. I valori culturali, i trascorsi storici e il sentire comune possono deformare e trasformare il senso di un simbolo, facendogli perdere il significato iniziale. La diversità culturale rappresenta una sfida significativa per la comunicazione giuridica: è fondamentale tenere conto delle differenze culturali nell’interpretazione dei simboli per evitare malintesi e conflitti, e cercare di adattarli in modo da favorire la comunicazione multiculturale. Per comprendere meglio le sfumature di un linguaggio simbolico è anche utile conoscere le varie differenze culturali: comprendere come le diverse culture interpretano i simboli giuridici è il primo passo verso una giustizia più equa e accessibile a tutti. 

I limiti del simbolo nella comunicazione giuridica

La comunicazione giuridica è piuttosto articolata e può nascondere insidie che non permettono determinati passaggi. Il simbolo, ad esempio, per quanto strumento potente e versatile, in ambito giuridico ha dei limiti che ne riducono l’efficacia. Oltre alla cultura e al contesto in cui viene usato, il simbolo può suscitare anche delle interpretazioni personali e soggettive, evocando significati nuovi e distanti dall’intento originale. Un altro limite del simbolo nel contesto giuridico può essere una semplificazione eccessiva: la semplificazione finalizzata alla comprensione non deve scivolare nella riduzione della complessità propria del significato del concetto, svilendone la natura. Con un simbolo si fa fatica, inoltre, a rappresentare le sfumature e polivalenza. Utilizzare un simbolo laddove esistono eccezioni e sfumature può portare ad una rappresentazione parziale e superficiale di un testo giuridico, tralasciando parte di essa; per cui, un eccesso di simboli è un utilizzo errato. Inoltre, avere a disposizione pochi simboli e utilizzarli in contesti diversi per rappresentare concetti diversi può portare a una standardizzazione eccessiva, rendendo difficile distinguere tra concetti simili ma non identici, andando a creare ancora più confusione, oltre che una totale perdita di significato.  

Il simbolo può essere sicuramente utilizzato nel legal design in modo efficace, ma per evitarne abusi o impieghi errati bisogna essere consapevoli dei limiti e delle insidie che nasconde.  

Il simbolo può essere sicuramente utilizzato nel legal design in modo efficace, ma per evitarne abusi o impieghi errati bisogna essere consapevoli dei limiti e delle insidie che nasconde.  

Conclusioni

Tradurre il diritto in immagini è un’indicazione fondamentale per il legal design, perché significa apportare una serie di modifiche al testo di legge. Le immagini non devono essere, però, una sostituzione, ma piuttosto un ausilio al linguaggio naturale.

Il diritto espresso nelle lingue naturali è ancora la forma più utilizzata, e ancora la più efficace, di produzione di testi giuridici. I codici informatici, le immagini e i simboli utilizzati dal nuovo modo di concepire il diritto possono e devono renderlo più semplice, immediato e accessibile. Eliminare le ambiguità derivanti dalle eccessive sovrastrutture sintattiche e lessicali che appesantiscono il testo giuridico non deve comportare che ne vengano aggiunte delle altre. Per rendere il diritto universale e agevolare anche la traduzione, le immagini possono aiutare nella rappresentazione visuale del testo scritto in linguaggio naturale, purché non siano ingannevoli. Come il multilinguismo comporta i suoi problemi di interpretazione, anche le immagini possono avere lo stesso ostacolo, poiché anche le immagini sono un linguaggio, e i simboli si esprimono talvolta in una lingua non troppo chiara. 

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