La frontiera del legal design si sta espandendo e stanno nascendo sempre più progetti in cui vengono riprogettati e riscritti documenti giuridici. A cogliere, e ad accogliere questa novità, sono per lo più giuristi che si occupano di
Al di là della struttura del testo, della sua impaginazione e del suo aspetto visivo, ci si raffronta con il linguaggio con cui sono scritti questi testi. Uno degli obiettivi del legal design, appunto, è quello di semplificare i concetti giuridici il più possibile, tale da renderli più comprensibili in nome della trasparenza e dell’accessibilità. Gli ostacoli emergono quando ci si trova a confrontarsi con la natura stessa del concetto giuridico. Come spesso ribadito, il concetto giuridico ha in sé un alto grado di prescrittività, ovvero è il linguaggio stesso a creare norme, divieti eccetera. Allo stesso tempo, però, questo tipo di lingua è estremamente vaga.
Le lingue naturali sono tutte determinate dalla vaghezza, ovvero possiedono una connotazione di dilatabilità del loro significato in relazione al contesto e alle numerose variazioni che la portano ad assumere sfumature diverse; non possiamo dunque racchiudere un concetto in confini stabili e precisi. Questa indeterminazione si riflette anche sul diritto che, come sappiamo, “è fatto di lingua”, come sostiene lo studioso Michele Cortelazzo.
Ridurre questa complessità ad un simbolo o eliminare ciò che rende naturale il linguaggio giuridico non è realizzabile, né potrebbe portare ad una maggiore comprensione, anzi. L’eccesso di precisione, racchiudere un significato in confini stretti e certi, scaturirebbe l’effetto opposto altrettanto indesiderato: avremmo, cioè, dei concetti fissi che talvolta potrebbero risultare ingiusti. Per garantire la giustizia e l’applicabilità in diversi contesti, c’è bisogno di mantenere un equilibrio relativo che deriva da un ragionamento pragmatico, considerando un determinato concetto in base al contesto in cui si trova.
Il legal design, come tutti i tentativi di semplificazione che ci sono stati negli anni da parte di linguisti e giuristi, deve tenere conto di questi aspetti della lingua del diritto. Un eccesso di semplificazione rischia di far venire meno l’obiettivo del legal design stesso, ovvero garantire una maggiore comprensione. Concentrandosi sull’utente, ossia su un qualsiasi cittadino che fruisce di un testo di legge, il legal design propone di semplificare il linguaggio giuridico tramite la visualizzazione di informazioni chiave. Questa trasformazione è un processo delicato, perché a volte non è vantaggioso ridurre a pochi e scarni elementi un concetto giuridico complesso.
Hegel sosteneva che non c’è democrazia se le leggi sono appese tanto in alto da non poter essere lette. Una metafora che indica come, da sempre, chi scriveva di diritto lo ha sempre fatto senza tenere conto del destinatario. Dobbiamo essere consapevoli di questa lingua per rimuoverne l’eccesso di ambiguità, non eccedendo in nessun caso, al fine di restringere il margine di incomprensione.
Hegel sosteneva che non c’è democrazia se le leggi sono appese tanto in alto da non poter essere lette. Una metafora che indica come, da sempre, chi scriveva di diritto lo ha sempre fatto senza tenere conto del destinatario. Dobbiamo essere consapevoli di questa lingua per rimuoverne l’eccesso di ambiguità, non eccedendo in nessun caso, al fine di restringere il margine di incomprensione.
Un ulteriore fattore da tenere in considerazione, e che potrebbe rivelarsi un ostacolo tanto quanto un sostegno, è il multilinguismo e il contesto globalizzato in cui viviamo oggi. I vari interventi di armonizzazione politica e giuridica in Unione europea, ad esempio, sono stati anche interventi di armonizzazione linguistica, per far sì che le terminologie delle 24 diverse lingue favorissero maggiormente la comunicazione tra i diversi paesi e che i termini giuridici in fase di comparazione rispondessero agli stessi concetti tra le lingue e gli ordinamenti dell’Unione.
Come risulta difficile accordarsi, in fase di redazione, su un termine giuridico affinché esprima, se non la stessa cosa, un concetto quanto più vicino possibile all’interno delle varie lingue, sarebbe ancor più complicato trovare un simbolo o un’immagine che esprima un’idea comune a tutti. Per quanto vicine tra loro, le lingue e le culture europee mostrano tutte le loro differenze nella lingua giuridica: una distanza che può ostacolare la semplificazione nella riprogettazione dei testi giuridici internazionali e sovranazionali.
Normatività e trasparenza: due elementi focali
La normatività è l’elemento imprescindibile della lingua del diritto. È dunque essenziale preservare la normatività dei concetti giuridici in fase di semplificazione, perché è proprio l’elemento che si deve trasmettere ai destinatari. Ciò che deve cambiare è il modo in cui avviene questa trasmissione perché sia efficace e perché si possa davvero parlare di comunicazione.
La trasparenza, diventata sempre più centrale negli ultimi anni, è il fine ultimo a cui chi si occupa di semplificazione dei testi normativi punta ad arrivare. Garantire la trasparenza significa andare a togliere quel velo di oscurità che non permette la comunicazione tra istituzioni e cittadini, significa quindi leggere e capire ciò che il testo ci sta dicendo.
Chi mette in pratica tecniche di legal design, approccio innovativo alla semplificazione del diritto, della sua lingua e dei suoi testi, e che si avvale anche di strumenti visivi propri del design, deve stare molto attento alle insidie che si nascondono in questa lingua (che, come abbiamo visto, si tiene in un equilibrio molto precario). Pertanto possiamo applicare le tecniche di legal design andando a ristrutturare il modo in cui si presenta un testo, possiamo semplificare la struttura sintattica del testo senza intaccare la parte che racchiude il suo significato, ovvero il lessico.
Quando si parla di legal design, quindi, non bisogna confondersi con una semplificazione in toto, perché altrimenti non potrebbe applicarsi ai testi di legge, che devono mantenere la loro prescrittività e normatività. Gli scettici del legal design, che spesso sono coloro che hanno demonizzato e respinto ogni tentativo di semplificazione linguistica del diritto, insistono proprio su questo argomento.
La normatività fornisce il quadro giuridico, la trasparenza garantisce che questo quadro sia accessibile e comprensibile, gli strumenti di legal design, applicati nel modo giusto, mirano a facilitare la comunicazione e l’interazione con il diritto. È un lavoro di cesello: bisogna togliere il grosso, il superfluo e tutti gli ostacoli e mantenere la natura del testo intatta.



