Molto tempo prima della nascita del legal design, un movimento ha già spianato la strada per una scrittura legale più comprensibile: il plain english. La spinta di un linguaggio più semplice nelle comunicazioni giuridiche e amministrative è arrivata dall’inglese, anche in questo caso. Infatti, come per il legal design, questo movimento è sorto in paesi anglofoni: Stati Uniti e Regno Unito.
Nonostante il legal english non sia così complesso e articolato come è l’italiano giuridico, nei paesi anglofoni hanno da sempre sentito la necessità di portare la lingua dei documenti istituzionali, legali e amministrativi al livello del popolo, per renderla più accessibile.
La nascita del Plain English Movement
Il movimento del plain english nasce nell’epoca dei grandi cambiamenti, dei movimenti che hanno portato a molte rivoluzioni in ambito sociale. Negli anni ’70 il contesto storico, politico e culturale era caratterizzato da un’insoddisfazione nei confronti del sistema, dello stato e, quindi, anche di quel modo di comunicare rigido e macchinoso che caratterizzava il linguaggio giuridico e burocratico.
Negli Usa e nel Regno Unito, fari di punta in quegli anni in termini di innovazioni, iniziò a crescere l’idea di imporre una chiarezza comunicativa da parte delle istituzioni, il che significava anche una maggiore trasparenza e un accesso equo alla giustizia e agli affari amministrativi, ovvero tutto ciò che riguardava il potere. Il plain english viene indicato anche come layman’s terms, ovvero in termini laici, puri da qualsiasi tecnicismo o elemento gergale proprio di un campo semantico come quello giuridico. Il linguaggio neutro ha l’obiettivo di arrivare a tutti, a prescindere da quanta dimestichezza abbiano con un dato argomento.
Ciò che è cambiato con il plain english, e che forse oggi è assodato, è la concezione di avere come focus la comprensione del lettore e non la rigidità burocratica. Negli Stati Uniti fu l’amministrazione federale a rendersi conto della necessità e dell’importanza di scrivere e comunicare in modo più diretto con i cittadini, adottando linee guida per la redazione dei documenti governativi dove veniva eliminato tutto il gergo inutile e superfluo.
Nel Regno Unito, la Plain English Campaign, nata negli anni ’70 e formalizzata alla fine del decennio, divenne un punto di riferimento per chi voleva combattere il linguaggio burocratico e promuovere la chiarezza nei testi legali e amministrativi. Questa fu una vera e propria lotta sociale: attivisti e organizzazioni si sono battuti per difendere la cultura di un linguaggio chiaro e di amministrazioni trasparenti negli anni 80 e 90.
Nel Regno Unito, la Plain English Campaign, nata negli anni ’70 e formalizzata alla fine del decennio, divenne un punto di riferimento per chi voleva combattere il linguaggio burocratico e promuovere la chiarezza nei testi legali e amministrativi. Questa fu una vera e propria lotta sociale: attivisti e organizzazioni si sono battuti per difendere la cultura di un linguaggio chiaro e di amministrazioni trasparenti negli anni 80 e 90.
Sebbene il movimento sia nato negli anni 70, i dissapori nei confronti del linguaggio istituzionale inglese e della sua ambiguità risalgono a molto prima. Nei secoli, molti scrittori e linguisti hanno prediletto un linguaggio semplice e diretto, ma è stato il nuovo ordine politico a pretendere anche un nuovo rapporto tra cittadini e istituzioni in seguito alla Seconda Guerra Mondiale. La lingua si doveva rimodernare e abbandonare la sua pomposità, segno di qualcosa di vecchio e legato al passato. Già nel 1946, infatti, nel suo famoso saggio Politics and the english language – divenuto un testo di riferimento per la scrittura – George Orwell criticava la bruttezza della lingua inglese scritta e, soprattutto, il suo essere oscura e ambigua. Compare ufficialmente, invece, per la prima volta in un testo nel 1948, Plain Words di Sir Ernest Gowers, una guida di stile per scrivere in modo chiaro e semplice in lingua inglese. Come immaginabile, l’attenzione di Gowers si focalizzò soprattutto sul legal english e il legal drafting.
Il movimento, che ha poi segnato la storia, infatti, chiedeva più chiarezza alle istituzioni e di evitare un gergo e informazioni fuorvianti. Nasce, dunque, come critica al linguaggio giuridico e alla sua complessità. La campagna negli anni 80 ha aiutato molti uffici governativi nella redazione dei documenti, tanto che risale al 1999, nelle Unfair Terms in Consumer Contracts Regulations del Regno Unito, la presenza in un testo di legge dell’obbligo di utilizzare il plain language. Negli Stati Uniti, vari presidenti hanno decretato a livello federale la necessità di un utilizzo del plain english, fino a diventare, nel 2010, un requisito federale con il Plain writing act. Il primo riconoscimento governativo avvenne con Nixon – non di certo un democratico – che dispose che il Federal Register fosse redatto in termini comprensibili ai non addetti ai lavori. Con Clinton poi nacque PLAIN – Plain Language Action and Information Network. Le iniziative e decisioni presidenziali hanno giocato un ruolo fondamentale per il plain language, il che mostra il senso pragmatico di una comunicazione istituzionale efficace e segno di responsabilità etica. La pressione delle richieste dal basso da parte dei cittadini e associazioni però ha avuto un ruolo cruciale, perché senza le campagne di attivisti per esigere un linguaggio chiaro come loro diritto non ci sarebbero state decisioni governative. Comprendere la legge è un diritto fondamentale: questo è l’assunto da cui partivano i cittadini inglesi e americani. La lotta è stata portata avanti sulla base della giustizia sociale e dell’inclusività.
La nascita del plain english ha segnato una svolta nella comunicazione scritta legale e istituzionale. Da lì in poi, nei decenni successivi, quest’idea si è diffusa anche negli altri paesi, dove sono sorte iniziative per la semplificazione linguistica, anche in Italia.
Perché il Plain Language Movement è nato in paesi anglofoni?
Le ragioni per cui il movimento del plain language sia partito dal plain english, nato e sviluppato in paesi anglofoni, sono da ricercare probabilmente nella natura globale della lingua inglese. Dal secondo dopoguerra, l’inglese è diventata la lingua delle comunicazioni internazionali, dei trattati internazionali e della diplomazia – soppiantando il francese. Con la globalizzazione la sua presenza è triplicata, permettendo a chiunque di parlare e comprendere un testo in questa lingua. Questa flessibilità e internazionalità ha fatto sì che l’inglese si evolvesse in modo da essere sempre più comprensibile, rendendolo aperto all’innovazione linguistica. Più difficile è il discorso di una lingua legata solo alla tradizione nazionale, come può essere l’italiano. Inoltre, anche il diverso ordinamento gioca a favore dei paesi anglofoni. Gli Stati Uniti, così come il Regno Unito, il Canada e l’Australia, hanno un sistema common law, un sistema più dinamico basato sulla giurisprudenza, ovvero sulle sentenze dei giudici e non sui codici come nel sistema civil law, cosa che rende quest’ultimo più statico e meno flessibile a evoluzioni e innovazioni, anche a livello linguistico. Il linguaggio giuridico dei paesi di matrice civilista è legato a codici e normative antiche, di lunga tradizione arcaica che portano la lingua ad essere più articolata e meno concisa. Le caratteristiche intrinseche alla lingua agevolano l’inglese nel legal drafting, nello scritto ma anche nella comunicazione, rendendola più diretta e accessibile rispetto ai paesi europei. Da non escludere, la cultura della trasparenza e della partecipazione democratica dei paesi anglofoni che ha permesso un’evoluzione maggiore di questo movimento fino a renderlo perentorio requisito di qualsiasi testo scritto, amministrativo e giuridico.
La trasformazione verso il legal design
Sebbene le iniziative per rendere la lingua più semplice non siano mancate neanche nei paesi europei di tradizione civilista, i tentativi non si sono mai trasformati in una necessità del potere decisionale, rimanendo in uno stato sperimentale. Se però questa urgenza non è sorta nei decenni scorsi, negli ultimi anni la digitalizzazione imposta dall’evoluzione tecnologica e dalle politiche di trasparenza sta portando ad un interesse diffuso del legal design, quantomeno per quanto riguarda il linguaggio legale, mentre persistono resistenze sul piano normativo, benché qualche apertura alla riprogettazione dei testi giuridici stia emergendo anche lì.
Un impulso decisivo è arrivato dal marketing legale. La legal transformation e la digitalizzazione degli studi legali hanno creato una sinergia atta all’evoluzione e allo sradicamento di una tradizione statica. I nuovi avvocati hanno un approccio interdisciplinare e questa capacità – che ha aperto loro le strade alla tecnologia e al marketing – ha fatto attecchire la nuova disciplina del legal design. Mettere al centro l’utente con i suoi bisogni e avere un approccio dinamico, coniugato alla comunicazione visiva (visual design), ha segnato la strada per una riprogettazione del diritto e dei documenti giuridici.
Rendere i testi più chiari, scritti in un linguaggio accessibile e privo di eccessivi elementi formali (come tecnicismi o sintassi complesse) mira ad includere nella società quella grande fetta di popolazione che rimane esclusa a causa di una mancata comprensione sia linguistica che giuridica. Scrivere in modo semplice, dunque, garantisce che tutti i cittadini in possesso di un vocabolario di base possano informarsi e partecipare alla vita democratica.
Rendere i testi più chiari, scritti in un linguaggio accessibile e privo di eccessivi elementi formali (come tecnicismi o sintassi complesse) mira ad includere nella società quella grande fetta di popolazione che rimane esclusa a causa di una mancata comprensione sia linguistica che giuridica. Scrivere in modo semplice, dunque, garantisce che tutti i cittadini in possesso di un vocabolario di base possano informarsi e partecipare alla vita democratica.
Di certo la tecnologia ha avuto un forte impatto dando al plain english un’ulteriore evoluzione. I lunghi documenti cartacei sono stati sostituiti da pagine web aperte a tutti, ma che senso ha fornire l’accesso all’informazione se il contenuto resta illeggibile? La digitalizzazione ha quindi spinto ancor di più verso una comunicazione ancora più semplice. Grazie ai software di leggibilità, ora è ancora più immediato rilevare un linguaggio chiaro. L’accessibilità del web, quindi, coniugata alla sua rapidità, ha imposto una concisione nella scrittura per una comunicazione più diretta ed immediata. Oggi il plain english si applica non solo a testi legali o amministrativi, ma anche a comunicazioni commerciali, tecniche e persino a contenuti digitali.
Il percorso storico del plain english testimonia una trasformazione profonda nel modo in cui concepiamo la comunicazione scritta. Dalle prime campagne degli anni ’70 fino alle moderne applicazioni digitali, il movimento ha costantemente cercato di abbattere le barriere linguistiche, promuovendo la trasparenza, l’accessibilità e l’efficienza. In un mondo in cui la quantità di informazioni cresce esponenzialmente, il valore di un linguaggio chiaro e diretto diventa sempre più centrale per garantire una comunicazione efficace e inclusiva.
Conclusioni
Il plain language e il legal design sono in qualche modo il primo il precursore dell’altro, e rappresentano la volontà, da sempre insita nella popolazione, di rendere il diritto più accessibile e comprensibile. Mentre il plain english si concentra sul solo linguaggio, il legal design tiene conto di tutto ciò che compone un testo, dal layout alla grafica. Il primo ha indicato la traiettoria da seguire, che si è evoluta e sviluppata fino ad un approccio complessivo ed interdisciplinare quale è il legal design. Il linguaggio plain, ovvero plano in latino (piatto, liscio), resta la base da cui partire per una riprogettazione dei testi legali: senza un linguaggio chiaro e semplice, i miglioramenti visivi e strutturali del legal design sarebbero meno efficaci. La speranza che questo approccio abbia più fortuna della sola semplificazione linguistica sta anche nel contesto storico che viviamo. L’Italia e l’Europa continentale degli anni 70 non erano gli Stati Uniti e il Regno Unito. Oggi l’esigenza di cambiamento sembra più vivida, e forse i paesi come l’Italia sentono più l’urgenza di staccarsi da una tradizione culturale che relega il diritto alla formalità e alla complessità e che oggi, nell’epoca della legal transformation, non gli si addicono più.
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