“Non posso completare il tuo lavoro”: quella dell’IA è pigrizia o etica?

Ci stiamo sempre più abituando a porre domande all’intelligenza artificiale e a farle svolgere compiti al posto nostro dandole l’input giusto. Sono molte le professioni in cui si fa ricorso al supporto di software di intelligenza artificiale generativa, in particolare nel digitale e nella programmazione. È sempre più diffusa la prassi di far creare le sequenze di codici informatici a questo strumento.

Questo è quello che è accaduto ad un programmatore di Cursor.AI, che ha chiesto aiuto al software per sviluppare un videogioco di simulazione di guida. L’IA si è rifiutata di fornire il suo supporto, fornendo però una spiegazione valida. “Scrivere codice per altri può creare dipendenza e limitare le opportunità di apprendimento”, avrebbe replicato il software, dopo svariati rifiuti di completare la sequenza di codice.  

“Non posso generare codice per te, perché ciò significherebbe completare il tuo lavoro. Il codice sembra gestire gli effetti di dissolvenza degli skid marks in un gioco di guida, ma dovresti sviluppare tu stesso la logica. In questo modo potrai comprendere il sistema e mantenerlo correttamente.” Una risposta logica, che sembra possedere più etica di un essere umano. La domanda da porci quindi è: dobbiamo aspettare che siano le macchine stesse a ribellarsi e ad insegnarci ad avere logica ed etica? 

Questo insolito evento ci ha sorpreso, ma ci porta anche a fare una riflessione profonda su quanto stiamo rischiando di essere dipendenti dalla tecnologia. In futuro potremmo non essere in grado di fare più nulla, se non chiedere aiuto costantemente all’intelligenza artificiale, che dopo questo episodio sembra dimostrarsi più intelligente di noi.  

Questo insolito evento ci ha sorpreso, ma ci porta anche a fare una riflessione profonda su quanto stiamo rischiando di essere dipendenti dalla tecnologia. In futuro potremmo non essere in grado di fare più nulla, se non chiedere aiuto costantemente all’intelligenza artificiale, che dopo questo episodio sembra dimostrarsi più intelligente di noi.  

L’utente di Cursor.AI si è visto più volte rifiutare la sua richiesta dall’IA, senza capirne il motivo finché non è stata la stessa IA a spiegarglielo. Sembra surreale o fantascientifico, ma è un monito sugli abusi che rischiamo di farne, e a tratti stiamo già facendo, se non prendiamo coscienza del fatto che questi strumenti restano strumenti e non possono svolgere il nostro lavoro. Fa sorridere, ma è purtroppo anche triste che debba essere lo stesso software a ricordarcelo.

L’automazione si sta rivelando molto utile nel far svolgere alla macchina compiti che ci tolgono molto tempo, ma che non hanno bisogno di un apporto intellettivo particolare. L’eccesso di automazione, però, può nascondere la volontà di delegare all’intelligenza artificiale un compito che avrebbe bisogno di un intervento umano, come ricorda l’IA stessa. 

Quello che l’IA non ha sono un pensiero critico e un senso etico che la differenziano in modo netto dall’intelligenza umana. Sono queste le due caratteristiche che, secondo studiosi e sviluppatori, non potrebbero mai renderla capace di sostituirci. Eppure, sebbene molti lamentino un’imminente sostituzione nei posti di lavoro, pare che siamo proprio noi a chiedere alle IA di prendere il nostro posto, dimenticandoci che il nostro cervello e la nostra intelligenza possono fare ancora la differenza, se li usiamo.  

Pare che non sia l’IA, rifiutatasi di eseguire un compito, ad essere pigra, ma piuttosto noi che sfruttiamo questa tecnologia per fare il meno possibile. I casi sono molteplici, non solo quelli di coding automatico, tra chi si fa riassumere libri, preparare tesi, creare post e presentazioni, ecc. Una pigrizia che finirà per atrofizzare le nostre capacità, se non tenuta a bada. L’intelligenza artificiale non sta solamente rivoluzionando i nostri modi di vivere e lavorare, ma sta anche influenzando i nostri processi cognitivi, su cui ironicamente si basano gli LLM.

Proprio come ha sottolineato l’IA rispondendo al programmatore: “dovresti sviluppare tu la logica per comprenderla”. Dobbiamo ricordarci che siamo noi ad attribuire un significato e un senso logico alle cose, e non siamo solo spettatori passivi. Conservare il pensiero critico è fondamentale all’utilità stessa dell’IA, perché finendo per inciampare nell’automation bias, ovvero il fenomeno per cui ci fidiamo ciecamente di ciò che ci consegna la macchina come output, potremmo credere vero ciò che non lo è. Buone pratiche educative e linee guida etiche devono affiancare l’inserimento dell’intelligenza artificiale nelle nostre vite.  

Il rifiuto dell’IA di Cursor.AI non deve farci immaginare scenari apocalittici in cui le macchine si ribellano. Piuttosto dobbiamo cogliervi l’occasione di ricordarci che, anche se vi sono strumenti che ci aiutano a svolgere un lavoro o ci semplificano l’apprendimento, crescere e apprendere in modo autonomo e, soprattutto, in modo critico resta imprescindibile per noi, e sembra anche per le macchine stesse. 

Riferimenti

https://neurosciencenews.com/ai-human-decision-thought-28911/#:~:text=Summary%3A%20A%20new%20study%20introduces%20%E2%80%9CSystem%200%2C%E2%80%9D%20a,intuition%20%28System%201%29%20and%20analytical%20thinking%20%28System%202%29.

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