L’utilizzo dell’intelligenza artificiale ormai è diffuso tra gli avvocati, soprattutto nello svolgimento dei compiti di routine che tolgono tanto tempo al professionista, come l’analisi di grandi volumi di dati o ricerche. Negli studi legali i tool di legal tech non sono più una novità, ma dobbiamo ricordarci che questi strumenti non sono infallibili. Spesso ChatGPT e gli altri chatbot di intelligenza artificiale, soprattutto se non sono specifici del campo, sbagliano, inventano informazioni o le manipolano per darci una risposta. Le cosiddette allucinazioni dell’IA sono molto frequenti, anche nel mondo del diritto. Nascono così le allucinazioni giurisprudenziali, un termine che fa riferimento alla produzione di contenuti apparentemente corretti e credibili ma totalmente o parzialmente inventati, da parte dell’IA, come sentenze o riferimenti normativi errati o inesistenti.
Quando però subentra l’errore umano? Quando diamo per scontato che il computer abbia ragione e non verifichiamo il suo output. Nell’ambito professionale, questo può causare gravi danni. È emblematico l’episodio recente del marzo 2025 al Tribunale di Firenze, dove un avvocato ha fatto scrivere la memoria difensiva al chatbot. Il risultato è stata una sfilza di citazioni di sentenze della Corte di Cassazione mai pronunciate, inesistenti. La controparte ha prontamente segnalato l’anomalia, e il Tribunale ha accertato la totale infondatezza delle fonti. Il giudice ha parlato di “grave scorrettezza processuale”, evocando la possibile applicazione dell’art. 96 c.p.c., che nel caso concreto non è stata applicata.
Un episodio non isolato, tra i primi casi emersi nel nostro paese. Negli Stati Uniti ci sono state varie sanzioni professionali nei confronti di avvocati che hanno utilizzato in modo improprio l’intelligenza artificiale. Il problema di fondo risiede nel funzionamento stesso dei modelli come ChatGPT, progettati per generare testo coerente e verosimile, ma non necessariamente veritiero. Anche in Italia, nel 2026, il Tribunale di Siracusa ha sanzionato un avvocato per aver utilizzato in giudizio precedenti giurisprudenziali inesistenti o non corrispondenti alla realtà, evidenziando la necessità di verificare le fonti prodotte dall’IA.
Cosa sono le allucinazioni
Prima di tutto, partiamo col definire cosa si intende per allucinazioni nel contesto dei modelli linguistici. L’allucinazione avviene quando l’output generato contiene affermazioni false o inesatte presentate come corrette. A differenza dell’errore casuale, l’allucinazione può apparire altamente plausibile, con una struttura sintattica corretta, uno stile coerente con il contesto e riferimenti che sembrano reali, ma non lo sono. Questo fenomeno è particolarmente insidioso nel campo giuridico, dove accuratezza e veridicità delle fonti sono requisiti imprescindibili.
Nel caso specifico delle allucinazioni giurisprudenziali, i modelli possono inventare intere sentenze o massime giurisprudenziali, attribuendole a corti esistenti (come la Corte di Cassazione, il Consiglio di Stato o la Corte di Giustizia dell’Unione Europea) e citando date, numeri di ruolo e argomentazioni totalmente fittizi. Questo può indurre in errore operatori del diritto, studenti, giudici e avvocati, compromettendo l’affidabilità degli strumenti basati sull’IA.
Le allucinazioni giurisprudenziali sono più pericolose e anche più frequenti perché gli LLM vengono addestrati con quantità di testi di ogni genere presenti su internet, mentre i database giurisprudenziali non sono sempre accessibili al pubblico. Questo porta gli LLM a produrre un dato probabile e plausibile anche se non necessariamente vero. I sistemi di IA possono portare a sentenze inesistenti, con tanto di argomentazioni, o essere create ex novo, ovvero mai pronunciate da nessun giudice, oppure citare norme abrogate o inesistenti.
L’impiego di strumenti IA in ambito giuridico, se non correttamente gestito, può condurre a gravi responsabilità professionali. Avvocati che inseriscono in un atto giudiziario una sentenza inventata da un assistente IA rischiano sanzioni disciplinari e la compromissione dell’intero processo. Oltre al danno che arreca all’intero sistema giuridico, l’avvocato può essere accusato di negligenza e presentazione di atti non veritieri, ledendo il principio di un giusto processo. Questo impone una verifica adeguata di quello che produce l’IA, controllando le fonti ufficiali.
Conclusioni
Le allucinazioni giurisprudenziali rappresentano una delle sfide più insidiose dell’IA in ambito giuridico, con notevoli ripercussioni etiche sulla responsabilità di chi la utilizza. In quest’ottica la formazione ha un ruolo chiave per utilizzare al meglio questi strumenti, oltre che per sviluppare tecnologie adeguate e addestrate su database giuridici aggiornati.
Per quanto riguarda il caso italiano, il Tribunale di Firenze, pur evitando una condanna pecuniaria, ha precisato che l’uso dell’intelligenza artificiale non esime l’avvocato dalla propria responsabilità deontologica e processuale. Il successivo caso del Tribunale di Siracusa del 2026 conferma che la mancata verifica delle fonti generate dall’IA può avere conseguenze anche sul piano della responsabilità processuale.
L’abuso della tecnologia e dell’intelligenza artificiale è imputabile esclusivamente a chi la utilizza. Questi strumenti non devono essere un deterrente per lavarsi le mani e liberarsi da qualsiasi responsabilità valutativa e pratica.



