La Cina licenzia per fare posto a DeepSeek, ma i tribunali frenano

L’esplosione di DeepSeek non ha portato soltanto un vantaggio alla Cina nel campo dell’intelligenza artificiale nella sua lotta contro gli Usa. Il nuovo modello di intelligenza artificiale, sviluppato da una startup cinese, ha scatenato un enorme successo, tanto che è considerato da Pechino un “tesoro nazionale“.

Il modello pone grosse sfide a OpenAI perché offre alte prestazioni a basso costo. Molte aziende cinesi lo stanno integrando in massa nei loro processi produttivi, un fermento che ha provocato un allarme sul fronte occupazionale. Il boom di DeepSeek ha provocato la pianificazione di licenziamenti in massa, man mano che l’intelligenza artificiale sarà in grado di sostituire i lavoratori in determinate mansioni. Emblematico, per esempio, il caso del grande gruppo Chicmax cosmetics, che starebbe decidendo di tagliare il 95% del personale del suo servizio clienti. Si tratta di fughe di notizie che sono state in parte smentite, ma resta il fatto che la Cina sta puntando molto sull’automazione per abbattere i costi, dato che il modello è accessibile a tutte le aziende, anche le più piccole, perché molto low-cost. Va segnalato inoltre che, a seguito delle preoccupazioni legate alla privacy e al trattamento dei dati, il Garante italiano ha bloccato l’utilizzo di DeepSeek nel territorio nazionale, rilevando violazioni del GDPR.

La guerra geopolitica tra Usa e Cina si batte all’ultima tecnologia ed è prioritaria per l’economia cinese. La rivoluzione dell’IA si inserisce in questo contesto a discapito di molte figure ormai considerate superflue. Illustratori di videogiochi, grafici e traduttori vengono sostituiti da nuovi impiegati virtuali. Anche nel pubblico sono stati impiegati molti robot basati su DeepSeek per le pratiche burocratiche e amministrative. Gli strumenti di intelligenza artificiale generativa possono essere molto più efficienti e veloci degli esseri umani, per questo hanno ridotto i tempi di attesa. Molte sperimentazioni si stanno mettendo in atto anche in Europa e negli Stati Uniti, ma i costi al momento sono molto elevati.

La sostituzione in ambito lavorativo è una delle preoccupazioni più forti che sono emerse dal boom di strumenti di intelligenza artificiale. In nome dell’efficienza e del risparmio economico, molte aziende e governi stanno già decidendo di sostituire gli uomini con le macchine. Nonostante ci siano stati diversi tentativi di far rientrare questi timori e rassicurazioni che l’IA non sostituirà i lavoratori umani ma verranno introdotti soltanto strumenti e assistenti controllati, i fatti si stanno rivelando diversi, soprattutto in Cina, dove l’impiego massiccio di DeepSeek si sta integrando in varie filiere industriali.

La sostituzione in ambito lavorativo è una delle preoccupazioni più forti che sono emerse dal boom di strumenti di intelligenza artificiale. In nome dell’efficienza e del risparmio economico, molte aziende e governi stanno già decidendo di sostituire gli uomini con le macchine. Nonostante ci siano stati diversi tentativi di far rientrare questi timori e rassicurazioni che l’IA non sostituirà i lavoratori umani ma verranno introdotti soltanto strumenti e assistenti controllati, i fatti si stanno rivelando diversi, soprattutto in Cina, dove l’impiego massiccio di DeepSeek si sta integrando in varie filiere industriali.

Sul fronte giuridico, però, qualcosa si sta muovendo. Il 30 aprile 2026, il Tribunale del popolo di Hangzhou ha stabilito che la sostituzione di un lavoratore con sistemi di intelligenza artificiale non costituisce, di per sé, una causa legittima di licenziamento. Non si tratta di un caso isolato: altre decisioni simili indicano un orientamento sempre più chiaro della magistratura cinese, con l’obiettivo di bilanciare l’accelerazione tecnologica con la stabilità sociale. Un segnale analogo arriva dall’Italia, dove il Tribunale di Genova ha bocciato il licenziamento di quattro lavoratori a causa di una riorganizzazione aziendale legata all’implementazione dell’AI.

La concorrenza tra umani e robot è sempre più forte e sta generando un dibattito molto acceso e proteste da parte di giovani lavoratori. Dall’altra parte il controllo delle organizzazioni statali non permette una sfida aperta alle aziende da parte di sindacati e lavoratori, ma i rischi che saranno in molti a perdere il lavoro per colpa dell’IA sono reali.

La crescita dell’intelligenza artificiale, efficiente e a basso costo, può aprire a due scenari: uno in cui l’IA sia realmente uno strumento nelle mani dell’essere umano e lo assista per una maggiore efficienza, l’altro che vede una sostituzione di massa. Se sfruttata in modo positivo, l’IA può anche generare nuovi posti di lavoro, una soluzione per molte economie mondiali che sarebbe in grado di riprendere alcune economie in crisi. Pechino considera l’IA come parte fondamentale di un piano industriale nazionale e sta incentivando le imprese a cogliere quest’occasione investendo nelle nuove tecnologie. Secondo tale strategia, l’ondata di licenziamenti di massa non è scongiurata e potrebbe anche essere parte di un disegno più ampio, ovvero la corsa al primato tecnologico. Gli effetti sull’occupazione cinese si vedranno a lungo termine, in base alla capacità di Pechino di gestire l’introduzione dell’IA e la convivenza con i lavoratori. Una delle conseguenze più preoccupanti potrebbe essere un’indiscriminata ondata di licenziamenti che porterebbe a dissesti sociali.

Il caso della Cina non è isolato. I rischi di non saper integrare correttamente le nuove tecnologie di intelligenza artificiale nei vari settori del lavoro riguardano tutte le economie. Un graduale impiego volto alla convivenza e ad un utilizzo consapevole potrebbe attenuare i rischi di una sostituzione massiva, sia dal punto di vista sociale che economico. Ambiti come customer service e call center stanno risentendo, in tutto il mondo, dell’avvento dell’IA, ma anche grafici e montatori. In primis, le multinazionali e le Big Tech hanno mandato via circa 1000 dipendenti al giorno. Negli ultimi anni molte aziende stanno registrando tagli al personale, milioni di posti di lavoro tolti a favore delle nuove tecnologie. Alle aziende l’IA porta profitto, ma potrebbe catapultare l’economia dei paesi in cui operano, comportando altri seri problemi su larga scala nel lungo periodo. Le aziende dovrebbero investire nella formazione per l’utilizzo di queste tecnologie, perché esistono cose che solo l’essere umano è capace di fare, perché dotato di giudizio e spirito critico, problem solving e gioco di squadra. L’essere umano non potrà, dunque, essere sostituito, ma deve esserci un’integrazione pacifica delle intelligenze artificiali nel mondo del lavoro.

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