Chat Control: protezione o controllo?

Da oltre tre anni è bloccata al Parlamento europeo una proposta di Regolamento che sta facendo molto discutere per i suoi potenziali risvolti: il Csar, Child sexual abuse regulation, rinominato “Chat Control”. La normativa consentirebbe ai provider dei servizi di telecomunicazioni di introdurre un sistema di controllo delle chat private per individuare e segnalare eventuali contenuti pedopornografici. L’obiettivo, dunque, è quello di combattere la diffusione di materiale pedopornografico online controllando i messaggi delle piattaforme.  

I crimini legati agli abusi sessuali su minori online sono un tema di centrale preoccupazione, perché le piattaforme social consentono una maggiore diffusione del fenomeno, anche grazie alla modalità crittografata. Il Regolamento andrebbe a limitare proprio questa modalità end-to-end, al fine di contrastare lo scambio di contenuto pedopornografico.  

Come funzionerebbe Chat Control 

Il meccanismo che sta alla base del sistema di Chat Control è costituito da sistemi di intelligenza artificiale sofisticati che sono in grado di scansionare ed analizzare un enorme volume di dati – se pensiamo alle dimensioni di tutte le chat private sui social network – e analizzarle in tempo reale. Il sistema, una volta riconosciuto il materiale pedopornografico, rileva il contenuto sospetto e segnala la violazione alle autorità competenti. Tale software di intelligenza artificiale sarebbe addestrato in modo tale da riconoscere con precisione le immagini e i video che rappresentano abusi sessuali su minori. 

Questo strumento sarebbe una svolta nella lotta alla pedopornografia online. Con Chat Control si otterrebbe un modo efficace per tutelare i minori da abusi e illeciti sessuali evitando la diffusione dei contenuti che li ritraggono. Ma il sistema ha molte falle, perché implicherebbe svariate deroghe alla privacy. Per questo motivo, il Parlamento europeo è ancora bloccato nella valutazione dei pro e dei contro con un acceso dibattito tra europarlamentari ma anche tra gli esperti di privacy.  

Questo strumento sarebbe una svolta nella lotta alla pedopornografia online. Con Chat Control si otterrebbe un modo efficace per tutelare i minori da abusi e illeciti sessuali evitando la diffusione dei contenuti che li ritraggono. Ma il sistema ha molte falle, perché implicherebbe svariate deroghe alla privacy. Per questo motivo, il Parlamento europeo è rimasto a lungo bloccato nella valutazione dei pro e dei contro con un acceso dibattito tra europarlamentari ma anche tra gli esperti di privacy.  

I dubbi sui risvolti negativi del sistema

Nonostante i validi obiettivi di combattere la pedopornografia online, Chat Control è uno strumento che andrebbe a violare la privacy dei cittadini europei. Questa è la critica principale che si muove alla proposta di Regolamento, sia da parte dei politici che degli esperti del settore. La scansione e l’analisi di tutti i contenuti delle chat private su tutte le piattaforme di comunicazione, infatti, sollevano non poche preoccupazioni sulla tutela della privacy.  

Altri dubbi riguardano invece il rischio che Chat Control, come ogni sistema di intelligenza artificiale, possa commettere errori e, di conseguenza, segnalare alle autorità dei falsi illeciti. Inoltre, non ci sono prove sufficienti che questa iniziativa possa contrastare la diffusione della pedopornografia in modo effettivo. Per queste resistenze, il Parlamento aveva lavorato ad un nuovo testo di compromesso che eviterebbe la scansione delle chat e si limiterebbe a controllare i file audio e video caricati in upload. Un’altra modifica sostanziale è che il sistema non ricercherà nuovi contenuti pedopornografici, ma confronterà i file che troverà con i materiali già in possesso delle forze dell’ordine, per evitare appunto di segnalare falsi illeciti. In questo modo, il Regolamento risulta molto più blando e depotenziato, ma per gli esperti di privacy e tutela dei dati personali non basta, perché in questo modo si creerebbe comunque un varco che permetterebbe intrusioni tali da compromettere la sicurezza. 

La normativa alla base di Chat Control costituisce infatti una deroga agli articoli della Direttiva ePrivacy che tutelano la riservatezza delle comunicazioni, salvo i casi in cui è stato espressamente dato il consenso di intercettazione. Non solo, la normativa andrebbe a ledere anche alcuni dei diritti fondamentali dei cittadini, come il rispetto della vita privata. Nessuna chat che i software andranno a scansionare sarà esclusa, nessuna eccezione, nemmeno per le conversazioni con medici, psicologi o avvocati che preservano il segreto professionale. Sebbene vi siano eccezioni e deroghe di questo tipo, come alla direttiva ePrivacy, il Regolamento Chat Control agirebbe nel pieno rispetto del GDPR. Ciò significa che questa proposta rispetta gli ambiti di applicazione del Regolamento sul trattamento dei dati personali.  

Il caso di Chat Control non è il primo e nemmeno sarà l’ultimo a richiedere uno sforzo estremo per bilanciare le potenzialità dello strumento tecnologico e la tutela della privacy dei cittadini e la loro libertà di espressione.

Protezione dei minori o controllo di massa?

La linea che divide la lotta alla pedopornografia e il controllo di massa è molto sottile, secondo alcuni. Chi non è convinto di questa proposta ne lamenta l’ambiguità: mascherata da strumento a protezione dei minori, in realtà Chat Control mirerebbe a costruire un sistema che porterà inevitabilmente alla sorveglianza di massa. È l’allarme lanciato anche dagli esperti di privacy, che non vedono di buon occhio lo strumento. Al Parlamento europeo alcuni eurodeputati hanno attaccato la proposta perché, in sostanza, sarebbe un modo per spiare le chat dei cittadini e un pericolo anche per i governi intrusivi da cui proteggersi. Non solo, il sistema – come precisano gli esperti – sarebbe più vulnerabile, interrompendo la crittografia end-to-end e diventando quindi soggetto ad attacchi hacker. La riservatezza dei dati dei cittadini europei potrebbe essere compromessa da uno strumento ideato per la protezione dei minori? Pare che non ci sia scampo e che qualcosa debba essere sacrificato per forza nell’ambito della cyber sicurezza.  

Il blocco dell’iter legislativo si è sciolto, ma in modo tutt’altro che lineare. Il 26 marzo 2026 il Parlamento europeo aveva respinto il rinnovo della deroga temporanea con 311 voti contro 228, lasciandola scadere il 3 aprile. Sembrava la parola fine, invece il 2 luglio il Consiglio dell’UE ha ripresentato lo stesso testo con veste di regolamento nuovo, e la presidente Metsola ha riaperto il fascicolo in seconda lettura. Per fermare la proroga serviva la maggioranza assoluta di 360 voti, con il voto fissato il 9 luglio, ultimo giorno prima delle ferie estive, con l’emiciclo semivuoto. Il Parlamento ha così adottato la proroga della deroga, introducendo però un emendamento rilevante: l’esclusione dal campo di applicazione delle comunicazioni protette da crittografia end-to-end. Un risultato che molti definiscono un compromesso insufficiente.

Il testo passa ora al Consiglio, che avrà tre mesi per pronunciarsi, mentre i negoziati sul regolamento permanente (il cosiddetto Chat Control 2.0) proseguono ancora, con i punti più controversi, a partire dalla scansione automatica dei messaggi privati, ancora irrisolti. La verità è che il dubbio che Chat Control possa essere pericoloso c’è, perché potrebbe aprire la strada ad altri innumerevoli provvedimenti che, in nome della lotta alla criminalità, rischiano di mettere in crisi la tutela della privacy. Per difendere i bambini e minori da abusi sessuali e pornografici vale la pena compromettere la privacy dei cittadini europei? Posta così, la domanda potrebbe risultare banale e avrebbe sicuramente una risposta positiva, ma i buoni propositi per utilizzare strumenti di intelligenza artificiale per il bene comune, contrastare le illegalità e proteggere l’ordine pubblico sono potenzialmente infiniti. Ma ci sono ancora troppi punti di domanda. Le preoccupazioni sono legittime, perché con l’intento di risolvere un problema si mette a repentaglio la sicurezza di tutti.  

Per quanto divisivo possa essere questo argomento, ha comunque mostrato le difficoltà politiche, giuridiche ed etiche davanti a cui ci pongono le nuove tecnologie di intelligenza artificiale. Sebbene gli scopi per cui si utilizzano siano meritevoli, le conseguenze che implicano sono sconfinate. C’è da chiedersi, dunque, dove sarà il limite oltre il quale i pericoli reconditi andranno a sopraffare i benefici.  

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