I classici videogiochi a cui siamo abituati sono stati sostituiti dai più tecnologici giochi immersivi. Mentre prima lo spazio era confinato in una stanza, solitario e individuale, ora i giovani giocano con persone dall’altra parte del mondo, coetanei e no, il che potrebbe limitare la componente di isolamento nel gioco. Il gaming online, però, nasconde molti rischi per bambini e adolescenti che si addentrano in questo mondo: oltre ad essere una pericolosa trappola sociale, può comportare anche rischi più seri, come lo stalking, le molestie e il cyber bullismo.
Tutti i bambini, e in generale tutti i minorenni, corrono seri rischi, ma esistono soggetti più fragili di altri, come i minorenni con disabilità, per i quali tali rischi potrebbero essere amplificati perché sono potenzialmente più vulnerabili. Per questo motivo si rivela di estrema importanza gestire in modo adeguato le piattaforme di gaming online per minorenni e in particolar modo per persone con disabilità. Non sempre, però, tali piattaforme sono adeguate a questo tipo di utenti. Sebbene la convenzione Onu per i diritti delle persone con disabilità le tuteli – così come le normative nazionali sull’inclusività – il settore del gaming ancora non sembra essersi conformato del tutto, rischiando di essere poco inclusivo e addirittura discriminatorio.
Come sappiamo, molti videogiochi sulle piattaforme online oggi si basano su una realtà quadrimensionale, dove i sensi e le funzioni motorie sono funzionali al gioco. Una persona con disabilità uditive, visuali e/o motorie rischia di restarne escluso. Oltre al potenziale discriminatorio, il gaming online nasconde varie trappole in cui una persona con disabilità cognitive potrebbe cadere più facilmente. Per cercare di limitare i danni, le piattaforme sono chiamate ad implementare strumenti di protezione e politiche di sicurezza efficaci. Inoltre, il gaming online può essere più problematico per chi ha una disabilità anche dal punto di vista dei potenziali disturbi psichici, legati a fenomeni come l’isolamento sociale, l’esposizione a comportamenti aggressivi o discriminatori e la quantità eccessiva di tempo davanti allo schermo. I sistemi di moderazione e supporto mirati, per garantire ambienti che siano non solo divertenti ma anche sicuri e inclusivi, possono ovviare a tali problematiche.
Per questo motivo, le piattaforme e i siti web che ospitano il gaming online dovrebbero rispettare determinati standard di inclusione per abbattere le barriere che escludono le persone con disabilità da esperienze positive e dall’interazione sociale che il web può offrire. Perché il gaming online non è solo un rischio, ma è un ottimo strumento se utilizzato in maniera appropriata, come rivela chi si occupa di gaming per giovani, sottolineandone il potenziale di socializzazione e crescita personale.
Per questo motivo, le piattaforme e i siti web che ospitano il gaming online dovrebbero rispettare determinati standard di inclusione per abbattere le barriere che escludono le persone con disabilità da esperienze positive e dall’interazione sociale che il web può offrire. Perché il gaming online non è solo un rischio, ma è un ottimo strumento se utilizzato in maniera appropriata, come rivela chi si occupa di gaming per giovani, sottolineandone il potenziale di socializzazione e crescita personale.
Ci sono molte realtà, anche nel nostro paese, che cercano di sfruttare gli effetti positivi del web, come l’abbattimento di barriere fisiche, e ridurre al minimo i fenomeni di esclusione. Un esempio è la società di gaming online eGameX, una startup nata nel maggio scorso che si propone di mettere l’innovazione al servizio della società e dei diritti per l’inclusione. Uno dei soci fondatori, Salvatore Failla, racconta come la società stia prendendo tutte le misure per creare un ambiente online inclusivo. “Nel settore del gaming, la diversità arricchisce l’esperienza di gioco e stimola la creatività, ma per troppo tempo abbiamo assistito a fenomeni di esclusione e discriminazione. Sebbene siano stati fatti progressi notevoli, c’è ancora molto da realizzare – sottolinea Failla. “È necessario un impegno costante da parte degli sviluppatori, delle istituzioni e delle community per rendere ogni piattaforma accessibile, educare gli utenti e mettere in atto misure di sicurezza che tutelino soprattutto i soggetti più vulnerabili, come i minorenni e le persone con disabilità”.
Il loro nuovo progetto, infatti, rappresenta un cambiamento concreto nel panorama del gaming online:eGameX sta organizzando un torneo volto all’inclusione, dove parteciperanno 60 persone disabili per poi disputare la finale in uno stadio. Il rispetto degli standard è d’obbligo e perciò la società sta pian piano implementando sistemi di moderazione e adattando il sito all’inclusività.
Questa società, come molte altre, mira anche a sensibilizzare gli utenti tramite programmi di formazione per garantire, agli utenti e alla community, ambienti virtuali protetti e tutelati. L’obiettivo è ricreare uno spazio inclusivo dove tutti gli utenti, a prescindere dalla disabilità, possano sentirsi parte attiva e integrata e partecipare in sicurezza. “Puntiamo ad aumentare la sensibilizzazione di questi problemi e dare, a nostro modo, un supporto: tutelando i diritti delle persone con disabilità, offrendo loro strumenti e risorse per un’esperienza di gioco positiva e sicura” precisa Failla. “Crediamo fermamente che il gaming possa essere un veicolo di inclusione sociale, e il nostro impegno è volto a far sì che ogni intervento si traduca in un reale miglioramento della qualità della vita per tutti gli utenti.”
I videogiochi possono essere strumenti utili anche per fini educativi – molte tecniche di apprendimento sono basate sul gaming, che facilita la trasmissione di concetti – o semplicemente per divertirsi, che è e deve restare un diritto per ogni bambino o adolescente. Eliminare ogni ostacolo che lascia ancora le persone con disabilità escluse da alcuni ambienti è un dovere della comunità, anche online, perché non solo le barriere geografiche vanno abbattute. La Web Accessibility Initiative (WAI) del World Wide Web Consortium (W3C) ha aggiornato di recente le Linee guida per l’accessibilità dei contenuti web (WCAG), per rendere i siti web e le piattaforme adatte a qualsiasi tipo di disabilità. Per chi progetta siti web è importante adeguarsi agli standard internazionali per garantire pari diritti a tutti gli utenti.
In questo contesto è cruciale un’educazione digitale che includa sia i minorenni sia i familiari, per comprendere a fondo i rischi e conoscere gli strumenti per prevenirli. Il coinvolgimento dei genitori fa sì anche che questi possano monitorare e supervisionare l’attività dei figli sul web e verificare che non incorrano in contenuti o interazioni pericolose. La tecnologia può essere un bene prezioso per i giovani con disabilità, che attraverso il gaming online possono imparare e interagire con gli altri, ma gli sviluppatori e programmatori devono mettere al primo posto la tutela dei loro diritti.
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