L’Unione Europea contro le Big Tech

La notizia delle multe ad Apple e Meta da parte della Commissione Europea ha mostrato al mondo, e soprattutto agli Stati Uniti, che l’Unione fa sul serio sulle questioni relative al mercato tecnologico e alla protezione dei consumatori. Non importa quanto siano grandi e potenti, le Big Tech non spaventano l’Unione Europea, anzi. L’azione regolatoria di quest’ultima nei confronti delle grandi società tecnologiche statunitensi punta a rimettere in equilibrio il potere di mercato di piattaforme che controllano traffico, dati – soprattutto – e servizi imprescindibili per milioni di cittadini europei.  

Gli strumenti normativi emanati negli ultimi anni dall’Ue dimostrano lo sforzo congiunto a livello legislativo di creare un quadro normativo che contenga le Big Tech e il loro propagare verso un monopolio. I due strumenti principali sono il Digital Markets Act (DMA) e il Digital Services Act (DSA), che insieme all’immancabile GDPR hanno marcato i contorni del mercato tecnologico che vuole instaurare l’Unione europea. I due trattati sono in vigore dall’inizio del 2024: il primo protegge il mercato prescrivendo obblighi di neutralità agli operatori, mentre il secondo tutela gli utenti da contenuti online illegali stabilendo obblighi di trasparenza e rimozione. Nell’aprile 2025 la Commissione Ue ha multato Apple per 500 milioni di euro e Meta per 200 milioni di euro ai sensi del DMA. Ben 700 milioni di euro sanzionati alle grandi aziende: si tratta della prima grande sanzione imposta dall’Unione Europea alle Big Tech, e tutto fa presagire che non sarà l’ultima. 

Nel caso specifico, Apple è stata multata per non aver permesso a sviluppatori e utenti di introdurre sistemi di pagamento alternativi all’App Store e per aver applicato eccessive commissioni alle transazioni esterne, violando appunto il DMA. Meta invece è stata multata per il suo pay or consent, che obbliga gli utenti ad una sorta di abbonamento per utilizzare le piattaforme di Facebook e Instagram senza pubblicità. I due colossi della tecnologia però non sono gli unici ad essere nel mirino dell’Unione: anche Google e X potrebbero ricevere multe a breve per la gestione dei dati degli utenti europei. Un’attenzione maggiore anche ad Amazon, per cui sono in corso indagini relative al favoritismo dei suoi prodotti su Marketplace. In caso di violazione rischia sanzioni fino al 10% del fatturato annuo. 

La guerra dei dazi di Trump e la corsa alle terre rare mettono il mercato tecnologico un po’ in crisi. Ora la decisione ferma di Bruxelles arriva come un campanello d’allarme per gli Stati Uniti. L’amministrazione di Trump ha commentato le sanzioni come “un’estorsione economica”. Ma la priorità dell’Europa, come ribattono dall’Unione, è quello di garantire un mercato digitale equo, senza fare sconti a nessuno. 

La guerra dei dazi di Trump e la corsa alle terre rare mettono il mercato tecnologico un po’ in crisi. Ora la decisione ferma di Bruxelles arriva come un campanello d’allarme per gli Stati Uniti. L’amministrazione di Trump ha commentato le sanzioni come “un’estorsione economica”. Ma la priorità dell’Europa, come ribattono dall’Unione, è quello di garantire un mercato digitale equo, senza fare sconti a nessuno. 

Nonostante il timore di alcune contromisure da parte di Washington, l’Unione non fa marcia indietro e rimane fedele alla strada di promuovere la competitività del mercato tecnologico europeo con quello statunitense. Bruxelles non ha intenzione di tollerare violazioni delle sue stringenti normative a tutela dei consumatori, anche se deve bilanciare l’aspetto regolatorio con quello innovativo e rendere l’Europa più attrattiva per lo sviluppo tech

Quella dell’Unione Europea è anche una strategia per riequilibrare il potere di mercato delle Big Tech, che in alcune occasioni raggiunge livelli da monopolio. Queste poche aziende finora hanno dettato le regole del gioco, un meccanismo che l’Europa è intenzionata a rompere per permettere uno spazio di crescita anche ai concorrenti europei. Solo nel 2024, dall’entrata in vigore dei due strumenti normativi, l’Unione ha avviato due istruttorie e il messaggio che arriva a Washington è che colpirà ancora.

La battaglia alle Big Tech fa parte della guerra dei dazi tra Stati Uniti e Unione Europea. Da quanto emerge dalle trattative, Trump vorrebbe proporre un baratto: eliminazione dei dazi in cambio dei dati. I dati, come sappiamo, rappresentano oggi il potere di un paese e di un’azienda. Un potere che di fatto appartiene alle Big Tech.  

Le maximulte non danneggiano economicamente le Big Tech e non basteranno sicuramente a creare un ambiente digitale multilaterale, che non abbia il dominio di alcune realtà. L’Europa vuole ribadire la sua sovranità digitale e ogni piattaforma e azienda deve rispettare gli individui e il pubblico interesse stando a regole comuni. Henna Virkkunen, la responsabile per la sovranità tecnologica europea, ha dichiarato: “vogliamo assicurarci che il nostro ambiente digitale sia equo, sicuro e democratico”.

Non sarà facile per l’Unione trovare un punto di accordo tra la stretta regolamentare e la libertà di innovare. Le PMI europee chiedono regole chiare e strumenti di supporto per competere: secondo alcuni esperti, l’Europa deve svegliarsi e iniziare ad agire per creare un’alternativa reale alle Big Tech.  

Conclusioni

Quello dell’Unione Europea è un segnale forte e coraggioso. Le maxi-sanzioni ad Apple e Meta rappresentano solo la prima fase di questo nuovo approccio europeo al mercato tecnologico. I due nuovi strumenti normativi, DMA e DSA, insieme con il GDPR sono la base giuridica più forte per contrastare il dominio di queste aziende. La strategia restrittiva dell’Unione si è vista anche con l’AI Act e il suo sistema di classificazione. È necessario però fare attenzione e bilanciare l’aspetto normativo con lo sviluppo tecnologico per poter competere sul piano concreto con le aziende statunitensi. Il successo della strategia dipenderà dalla capacità di mantenere un equilibrio tra rigore regolatorio e promozione dell’innovazione, garantendo al contempo un terreno di gioco equo per le imprese europee e proteggendo i diritti dei cittadini.  

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