Abbiamo sempre dato per scontato che la legge sia un argomento difficile e complesso. Questo è indubbio: abbiamo tante norme, in certi casi come quello italiano fin troppe, che regolano ogni aspetto del nostro vivere. A rendere questa materia ancora più complessa, però, è il modo in cui percepiamo letteralmente la legge, cioè come questa si palesa ai nostri occhi. Le persone che hanno difficoltà di lettura o problemi di comprensione restano escluse sempre di più dal mondo legale. Già la presentazione grafica della legge è un fattore sufficiente per disincentivarci alla lettura. Lunghi e infiniti periodi, con verbo e soggetto separati da righe e righe di elementi, senza spazi né schemi, una punteggiatura assente e una sintassi contorta in aggiunta ad un lessico in disuso. Talvolta, o forse sempre, le cose si presentano più complesse di quello che sono.
Lavorare sull’aspetto della legge può “rabbonire” il suo volto ed esorcizzare quel timore nell’approcciarsi ad un testo che contiene i nostri diritti e i nostri doveri, di tutti, senza esclusioni per persone con disabilità o un livello di istruzione inferiore o nullo. Il potere del legal design è proprio quello di appianare le differenze sociali e rendere accessibile a tutti i testi di legge quotidiani, dalla burocrazia alle informative sulla privacy. Il legal design non è un fattore estetico ma politico, e sicuramente sociale. L’approccio che fonde il design, la tecnologia e il diritto per renderla fruibile a chi “usa” il diritto, e incentrare la sua efficacia sull’efficienza che ha per una persona (user experience) ha un valore democratico.
Nella nostra società non siamo tutti uguali: non abbiamo lo stesso grado di istruzione, le stesse esperienze e la stessa cultura. Esistono, inoltre, molte persone con gravi problemi nella lettura, con bisogni educativi speciali e disturbi specifici dell’apprendimento, a cui risulta ancora più complesso un testo di legge come si presenta oggi. Con il legal design è in atto una nuova rivoluzione culturale, attesa da troppo tempo, che nel nostro mondo globalizzato pone tutti i cittadini allo stesso livello, fornendo loro gli stessi strumenti per comprendere i propri diritti e garantir loro un maggior accesso alla giustizia.
Nella nostra società non siamo tutti uguali: non abbiamo lo stesso grado di istruzione, le stesse esperienze e la stessa cultura. Esistono, inoltre, molte persone con gravi problemi nella lettura, con bisogni educativi speciali e disturbi specifici dell’apprendimento, a cui risulta ancora più complesso un testo di legge come si presenta oggi. Con il legal design è in atto una nuova rivoluzione culturale, attesa da troppo tempo, che nel nostro mondo globalizzato pone tutti i cittadini allo stesso livello, fornendo loro gli stessi strumenti per comprendere i propri diritti e garantir loro un maggior accesso alla giustizia.
Nella nostra società non siamo tutti uguali: non abbiamo lo stesso grado di istruzione, le stesse esperienze e la stessa cultura. Esistono, inoltre, molte persone con gravi problemi nella lettura, con bisogni educativi speciali e disturbi specifici dell’apprendimento, a cui risulta ancora più complesso un testo di legge come si presenta oggi. Con il legal design è in atto una nuova rivoluzione culturale, attesa da troppo tempo, che nel nostro mondo globalizzato pone tutti i cittadini allo stesso livello, fornendo loro gli stessi strumenti per comprendere i propri diritti e garantir loro un maggior accesso alla giustizia.
Un elemento essenziale che fa la differenza nel legal design è la comunicazione visiva. Questa è importante perché il nostro occhio ha un impatto immediato con il testo e il modo in cui questo si presenta ci incentiva o disincentiva ad andare oltre. Non sono molte le persone propense a leggere un articolo, un’informativa o un qualsiasi documento che si presenti come un muro di parole incomprensibili, senza spazi che diano respiro alla lettura. A modificare ancora di più la nostra percezione visiva è l’immediatezza a cui la tecnologia ci ha abituati ad afferrare le informazioni alla prima occhiata, mettendo in risalto i dati salienti. Della povertà di parole e approfondimento se ne può discutere, ma in determinati contesti, in particolar modo se parliamo di diritti, è un bene che le informazioni siano ridotte alla loro essenza per permettere a tutti di capire, senza giri di parole e in modo chiaro e schematico. Il legal design, con le infografiche, i diagrammi e gli elenchi puntati, può spiegare i concetti giuridici più complessi in modo semplice. La disciplina, infatti, non si limita alla velocità di comunicazione a cui siamo avvezzi, ma punta sulla qualità della comunicazione, ovvero a far arrivare il messaggio al destinatario.
I benefici sono maggiori di quanto possano essere gli sforzi nell’applicarlo. Può essere un lavoro complesso, ma è necessario per evitare discriminazioni basate su chi può o non può leggere e comprendere questi testi. Le persone che vivono ai margini della società hanno gli stessi diritti di chi può permettersi di usufruire di altri canali. Le fasce deboli, ovvero coloro che vivono in condizioni di vulnerabilità o marginalità (anziani, persone malate, immigrati) spesso si trovano a combattere contro una burocrazia che non riesce a comunicare con loro e sono costretti a vivere in un limbo di inconoscibilità. Perché la legge è troppo complessa? No, perché non gliela poniamo in parole semplici. Questo significa avere un approccio
Dall’altra parte, noi cittadini troppo spesso ci basiamo solo sulla fiducia quando sottoscriviamo informative per la privacy, contratti finanziari e miriadi di documenti burocratici. Lo facciamo senza leggere fino in fondo quello che c’è scritto, perché sono testi lunghi, con formule incomprensibili in cui non riteniamo valga la pena addentrarsi. Ma questo ci porta a pensare: che senso ha scrivere e produrre documenti che nessuno legge e nessuno comprende? Un testo di legge ha valore giuridico per entrambe le parti che lo sottoscrivono e allo stato delle cose non funziona. Le discriminazioni esistono nella nostra società e si palesano in vari modi. Anche quello di utilizzare un linguaggio inaccessibile e distante dall’interlocutore è un atto discriminatorio.
Continuare a promuovere un linguaggio che esclude rende la nostra società più frammentata e aumenta le differenze tra le persone. Il legal design può livellarle. Esistono vari esempi che sono stati ideati con questo scopo, sia negli Stati Uniti che in Europa, di organizzazioni che si impegnano a tradurre in lingua comune e semplice le leggi e tutto ciò che serve a livello burocratico e amministrativo attraverso corsi specializzati per gli operatori dei vari settori, come formatori e assistenti sociali.
Continuare a promuovere un linguaggio che esclude rende la nostra società più frammentata e aumenta le differenze tra le persone. Il legal design può livellarle. Esistono vari esempi che sono stati ideati con questo scopo, sia negli Stati Uniti che in Europa, di organizzazioni che si impegnano a tradurre in lingua comune e semplice le leggi e tutto ciò che serve a livello burocratico e amministrativo attraverso corsi specializzati per gli operatori dei vari settori, come formatori e assistenti sociali.
L’innovazione tecnologica può aiutare queste organizzazioni, che già lavorano per garantire un accesso alla giustizia a tutti, e rendere la legge più inclusiva. Un esempio è l’