L’importanza del legal design nella formazione e l’esempio del Legal Design Lab di Stanford

I profondi cambiamenti che stanno segnando il mondo legale sono talmente strutturali che la professione legale corre il rischio di diventare obsoleta, se resta immobile e non si mette al passo. Questi cambiamenti non sono essenziali solo per l’avvocato e il suo modo di lavorare – se pensiamo all’automazione di alcuni processi, alla semplificazione di determinate attività o alle nuove tecnologie che sono al servizio della professione – ma anche per chi fruisce dei servizi legali.
La disciplina che mette di più al centro il cliente in quanto cittadino è il legal design, un approccio multidisciplinare che unisce il diritto con il design, la tecnologia, la linguistica e la comunicazione. Questa disciplina non ha il compito di facilitare il lavoro all’avvocato – anzi, in questa fase di transizione potrebbe complicarlo anche un po’ – bensì di rendere più fruibile e comunicabile la legge per i cittadini. Trasformare la legge in modo che tutti possano possederla richiede uno sforzo anche da parte delle università che formano i giuristi futuri, avvocati e giudici. In Italia, tra i vari mutamenti nel mondo legale, questo si sta propagando con più lentezza, ma l’attenzione alla questione si sta man mano ampliando.

I benefici del legal design

Il “legalese” è sempre stato un punto di forza dell’avvocato: questo linguaggio specialistico era quasi un codice che egli doveva tradurre per il suo cliente, che restava all’ oscuro di tutto. Ormai, oltre ad essere poco trasparente e poco giusto, non lasciare che questa lingua si evolva è fin troppo anacronistico, dato che viviamo in tempi in cui lo scibile è a portata di “tap” per ognuno, e si ricercano informazioni sempre più immediate, brevi e semplici. Il web ci ha costretti a ripensare anche come scriviamo gli articoli giornalistici, ovvero tenendo conto del livello di attenzione e della velocità con cui il nostro cervello recepisce determinati stimoli. Adattare gli strumenti alle nostre esigenze è un processo umano, ed è naturale cercare di farli combaciare, soprattutto con l’aumento di informazioni con cui veniamo a contatto ogni giorno, più o meno utili che siano.
Alcune di queste riguardano anche i nostri diritti, tra cui quelli relativi alla protezione dei dati personali. Tra cookies e informative sulla privacy accettiamo molte più condizioni di quante ne riusciamo a comprendere, quasi a scatola chiusa. Il motivo è l’estrema lunghezza e pedante complessità con cui sono scritte, ma, se fossero più brevi e concise, avremmo più consapevolezza della nostra attività in Internet. I progetti che lavorano alla riscrittura e alla riprogettazione dei documenti di questo genere hanno dato dei risultati straordinari, con modelli visivi e interattivi che incentivano la lettura e facilitano la comprensione. È determinante, però, un lavoro di squadra tra diversi professionisti, e il giurista, o l’avvocato, deve essere preparato in modo adeguato su questo tema e aperto ad un approccio basato sul design thinking.
Per questo motivo, è necessario insegnare legal design fin dall’università ai giovani studenti di giurisprudenza, a coloro che saranno giuristi e avvocati un domani, perché siano fautori di questo cambiamento.

L’utilità nella formazione giuridica

Il legal design risponde ad un’esigenza di mercato – l’unica spinta che ha fatto concretamente muovere i passi verso l’accessibilità al diritto, in quanto i vari tentativi a livello linguistico per fini prettamente etici e democratici non hanno dato altrettanti frutti. Il mercato legale, infatti, sta evolvendo quanto mai rapidamente con l’esplosione delle nuove tecnologie ed è imperativo rendere più efficienti i servizi legali da ogni punto di vista.

Incentivare i corsi di legal design nelle università rende i futuri avvocati più pronti ad un nuovo approccio al diritto, anche grazie alla trasversalità delle competenze che implica questa disciplina. Ciò appare positivo anche per formare giuristi con una maggiore apertura mentale e portarli a lavorare su materie come la comunicazione e il design (impensabile in passato). Lo sviluppo di un pensiero creativo incentrato sull’utente, per garantire una conoscenza del diritto a tutti e promuovere una cultura giuridica per una partecipazione più attiva della cittadinanza, è il vero compito di chi studia il diritto, non quello di eleggersi unico beneficiario del diritto.

Incentivare i corsi di legal design nelle università rende i futuri avvocati più pronti ad un nuovo approccio al diritto, anche grazie alla trasversalità delle competenze che implica questa disciplina. Ciò appare positivo anche per formare giuristi con una maggiore apertura mentale e portarli a lavorare su materie come la comunicazione e il design (impensabile in passato). Lo sviluppo di un pensiero creativo incentrato sull’utente, per garantire una conoscenza del diritto a tutti e promuovere una cultura giuridica per una partecipazione più attiva della cittadinanza, è il vero compito di chi studia il diritto, non quello di eleggersi unico beneficiario del diritto.

Sebbene con un po’ di anni in ritardo rispetto all’emergere del legal design negli Stati Uniti, anche in Italia si sta diffondendo rapidamente l’importanza di questa materia e della sua applicazione pratica. Diverse università offrono corsi di legal design all’interno dei percorsi di laurea in giurisprudenza, unendo lezioni teoriche con esercitazioni e progetti pratici. Ad esempio, all’Università di Bologna il programma del corso di dottorato Law, science and technology offre un corso di legal design da oltre cinque anni, mentre alla LUISS School of Law un corso omonimo si svolge per un master di primo livello. All’Università di Padova, invece, vi è il corso di laurea triennale Diritto e Tecnologia in cui si affrontano tutti gli aspetti dell’innovazione tecnologica nel campo legale, incluso il legal design. Molte università, inoltre, organizzano seminari e corsi di approfondimento sulla materia, ma anche Master e corsi di perfezionamento, come quello del Dipartimento di Giurisprudenza Cesare Beccaria dell’Università di Milano Coding for lawyers, legal tech, legal writing and legal design.

È probabile che nei prossimi anni tutti gli atenei prevedano un corso di legal design nei dipartimenti di giurisprudenza e offriranno più alternative per incentivarne l’applicazione nella formazione dei futuri giuristi. Le università italiane che hanno già deciso di investire nell’insegnamento del legal design stanno spianando la strada per qualcosa che forse potrebbe diventare la prassi. Non solo le università, però: in Italia esistono anche progetti indipendenti incentrati su questa materia, come il primo osservatorio di Legal Design, che organizza anche laboratori per i professionisti del settore, o LDEffective legal design che offre corsi per aziende.

L’esempio del Legal Design Lab della Stanford University

Se nei tempi recenti si sta valorizzando questo aspetto nelle nostre opportunità formative, un esempio a cui potremmo guardare è il Legal Design Lab della Stanford University, fondato nell’ormai lontano 2006 da Margaret Hagan, docente presso la Stanford Law School. L’eccellenza del laboratorio statunitense può chiamarsi la patria del legal design. Dagli Stati Uniti è partito anche il movimento del Plain English negli anni ’60, per poi diffondersi anche nel Regno Unito. In generale, il legal design ha attecchito maggiormente tra le legislazioni di common law, dove l’educazione prevede un approccio più pratico alla materia e non solo meramente teorico come nei nostri atenei. La precorritrice del legal design Hagan, infatti, non si è limitata ad uno studio teorico, ma ha subito creato un team interdisciplinare che conduce attività di ricerca e sviluppo di nuovi servizi legali basati sull’equità e sulla giustizia per la persona.

L’attività di ricerca del team del Legal Design Lab si concentra sull’utilizzo del design al fine di migliorare l’efficacia del sistema legale, oltre che la sua accessibilità. La fase di progettazione consiste nell’ideare nuovi prodotti e servizi legali, piattaforme e strumenti di comunicazione visiva per cambiare il volto del diritto. A ciò segue una fase di sviluppo e di implementazione per poi passare ad una valutazione di impatto di questi prodotti e servizi. L’obiettivo del Lab della Stanford University è quello di creare un sistema innovativo ed equo lavorando con i tribunali, le agenzie governative e gli studi legali, per proporre nuovi strumenti e allo stesso tempo preparare i professionisti della legge in una nuova ottica.

L’attività di ricerca del team del Legal Design Lab si concentra sull’utilizzo del design al fine di migliorare l’efficacia del sistema legale, oltre che la sua accessibilità. La fase di progettazione consiste nell’ideare nuovi prodotti e servizi legali, piattaforme e strumenti di comunicazione visiva per cambiare il volto del diritto. A ciò segue una fase di sviluppo e di implementazione per poi passare ad una valutazione di impatto di questi prodotti e servizi. L’obiettivo del Lab della Stanford University è quello di creare un sistema innovativo ed equo lavorando con i tribunali, le agenzie governative e gli studi legali, per proporre nuovi strumenti e allo stesso tempo preparare i professionisti della legge in una nuova ottica.
La formazione ha anch’essa un approccio multidisciplinare e i corsi sono composti da una combinazione di varie materie. Non solo, un ulteriore fattore su cui si punta è il peso che si dà al design thinking. Il legal design deriva proprio da una nuova mentalità, ed è qualcosa in cui ci si deve formare e a cui ci si deve allenare e abituare per comprenderlo, metterlo in pratica e poi diffonderlo. I progetti del Lab si dividono in tre aree specifiche: una basata sulla tecnologia e sull’uso dell’intelligenza artificiale; una sul visual design improntato al miglioramento della comunicazione tra assistiti e avvocati, lavorando a contatto con i tribunali, e l’ultima focalizzata sui progetti per la costruzione della comunità che mirano a costruire relazioni tra professionisti e cittadini.

Tra i vari progetti del Legal Design Lab della Stanford University ci sono molti esempi di successo, su tutti Justice Innovation, o At Your Service, che ha sviluppato un sito web che aiuta le persone a trovare informazioni e servizi legali nella loro comunità. Clearer Court Forms ha invece semplificato i moduli legali utilizzati nei tribunali, rendendoli più facili da comprendere e compilare per le persone senza assistenza legale. Il laboratorio è un ambiente molto proficuo e che produce un impatto, non solo a livello di ricerca, ma sulla società, creando soluzioni concrete per generare il cambiamento, ispirare ulteriori miglioramenti e trasmettere una reale trasformazione. Oltre ad essere molto produttivo, il Legal Design Lab ci mostra come potremmo implementare il nostro apprendimento del diritto.

La democratizzazione del diritto passa attraverso la sua lingua e il modo in cui comunica. Il mondo legale non può accogliere appieno questa transizione se non attraverso un’esperienza diretta, che si ottiene dalla formazione teorica e pratica con l’ausilio di altre discipline, come il design e la tecnologia che collaborano per rendere questo linguaggio, e dunque ciò che esprime, più accessibile. Adottare una concezione più pratica del diritto e delle sue declinazioni renderà i giuristi più pronti alle sfide future e le battaglie più giuste.

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