La figura del giurista sta “digitalizzando” e sta diventando una professione ibrida. Che sia una passione preesistente o una necessità nata da un’esigenza forzata, la tecnologia diventa sempre più una disciplina predominante e una materia da padroneggiare tra gli avvocati, in particolar modo chi opera in grandi studi legali.
Sono proprio le grandi law firm ad aver abbracciato a pieno la digitalizzazione, creando degli innovation hub o team e spazi ad hoc nei propri uffici. Non sono solo gli studi che si occupano di IT law o ICT law a propendere verso un connubio pieno tra diritto e tecnologia, ma anche diversi studi di consulenza generale hanno deciso di occuparsi degli aspetti critici che legano queste due discipline e adottare strumenti di legal tech per migliorare l’efficienza e la produttività.
Innovation hub: lo spazio del cambiamento interno alle law firm
Gli innovation hub negli studi legali sono proprio il simbolo della rivoluzione in atto che vede protagoniste le discipline giuridiche che affrontano le sfide dell’innovazione tecnologica. Si tratta di veri e propri centri nati all’interno della law firm, dedicati alla sperimentazione di nuovi strumenti e all’applicazione delle nuove tecnologie e metodologie al lavoro legale nel suo complesso. Gestiscono questo tipo di attività avvocati già dediti alla tecnologia o specializzati negli ambiti relativi all’informatica.
In questi hub si svolgono varie attività importanti per il futuro della firm stessa: affidarsi ad enti esterni può essere sempre problematico o potrebbe non rispondere appieno alle esigenze dello studio. Per questo motivo, molti hanno deciso di accogliere la sfida in casa e creare dei laboratori in cui vengono testate le nuove tecnologie prima di poterle diffondere. Strumenti di intelligenza artificiale, blockchain, realtà virtuali e tutto ciò che concerne le nuove tecnologie che possono essere applicate al settore legale passa prima al vaglio di questi team. La fase di sperimentazione deve però essere accompagnata da quella di formazione, perché non tutti i professionisti legali sono avvezzi alla tecnologia e all’informatica, e per implementare un nuovo strumento o una nuova metodologia i fruitori devono possederne il know-how. La formazione è cruciale, dunque, per creare nuove opportunità di mercato: acquisendo nuove competenze digitali attraverso workshop e seminari, i professionisti possono adottare soluzioni adatte alle loro esigenze.
In questi team di legal innovation non vi sono solo legali ma anche programmatori, sviluppatori e ingegneri che collaborano e aiutano i professionisti ad adattare i processi interni, migliorando l’efficienza specifica dell’azienda. A beneficiarne non sono solo gli studi legali e chi vi lavora, ma anche startup e università, perché questi spazi facilitano il networking tra professionisti del settore innovativo.
In questi team di legal innovation non vi sono solo legali ma anche programmatori, sviluppatori e ingegneri che collaborano e aiutano i professionisti ad adattare i processi interni, migliorando l’efficienza specifica dell’azienda. A beneficiarne non sono solo gli studi legali e chi vi lavora, ma anche startup e università, perché questi spazi facilitano il networking tra professionisti del settore innovativo.
Le attività che si svolgono all’interno di questi centri sono svariate, anche se possono differire da studio a studio, in base anche al campo di specializzazione. In generale, però, tutti questi centri di innovazione si impegnano a sviluppare applicazioni e piattaforme in modo da automatizzare i processi. L’obiettivo è quello di ottimizzare i tempi e i costi e migliorare la gestione delle grandi mole di documenti, al fine di alleggerire il carico di lavoro dei professionisti.
Il maggior punto di forza è la collaborazione tra questi team e startup e aziende che sviluppano e producono – ad un ritmo costante – nuove soluzioni di legal tech. La stretta cooperazione fa in modo che siano gli stessi fruitori, ovvero i professionisti legali, a provare per primi le nuove tecnologie e che siano sempre aggiornati sulle nuove tendenze. In tal modo, vi è un feedback concreto agli sviluppatori, il che è un elemento prezioso per migliorare i prodotti e renderli più specifici per ogni esigenza. Attraverso i test di strumenti come la blockchain, intelligenza artificiale, realtà virtuale ecc, si può comprendere realmente il potenziale di queste nuove tecnologie applicate al settore legale.
Il boom degli investimenti nel legal tech
È stata l’intelligenza artificiale a dare una spinta decisiva verso la legal trasformation. Negli ultimi anni sono proliferati gli innovation hub degli studi legali, sia in Italia che all’estero. Con le generative, l’attenzione verso l’innovazione tecnologica non ha potuto che acuirsi e non si può più far finta di non vedere, e abbracciare il cambiamento. Sempre più realtà, dunque, investono risorse in una prospettiva a lungo termine che andrà man mano posizionandosi sul mercato.
C’è stato un vero e proprio boom di investimenti nel settore legal tech nei tempi recenti: l’avvento dell’intelligenza artificiale applicata all’ambito legale ha radicalmente rivoluzionato la professione e il mercato. Con le capacità predittive delle controversie e la capacità di processare enormi quantità di dati, l’intelligenza artificiale sta ridisegnando i confini di questa professione. L’esplosione dell’entusiasmo per queste tecnologie ha però molte controindicazioni con sé, perché non è sempre oro quello che luccica. Talvolta, alcuni studi e professionisti si affidano a soluzioni che non sono realmente innovative, o peggio, vendono i loro servizi come innovativi e “smart” – dove in realtà non lo sono, solo per godere dei vantaggi della competitività che dà l’innovazione tecnologica.
I rischi sono presenti sia per gli studi che per i clienti che possono essere ingannati. Pertanto, avere un centro interno si rivela essere un filtro utile per testare l’attendibilità dei prodotti e provare che gli strumenti e i software a cui gli studi si affidano e decidono di adottare siano realmente adatti e non solo una beffa. È fondamentale che vi siano esperti competenti che sappiano distinguere le soluzioni legal tech valide da quelle che sono solo frutto di operazioni di marketing.
Il legal innovation officer: l’avvocato che punta al futuro
Una figura che si sta delineando come prominente negli studi legali è il legal innovation officer, ovvero il responsabile della trasformazione digitale e di tutte le innovazioni tecnologiche. Si tratta di un avvocato ibrido che deve avere competenze interdisciplinari: quelle indispensabili, ovvero giuridiche e tecnologiche, ma anche gestionali e manageriali per saper gestire i vari strumenti e integrarli nei processi di lavoro. Il legal innovation officer ha anche il ruolo di mediare e lavorare insieme al DPO e agli esperti di privacy e compliance per garantire che questi strumenti agiscano secondo le normative relative ai dati.
La collaborazione e il networking in questo ambito, in questo passaggio storico, è cruciale. Lo dimostra la community YoungLegal Innovators, che riunisce centinaia di giovani tra avvocati, sviluppatori, graphic designer, ma anche professori e studenti della materia che si uniscono per discutere e testare i nuovi tool di legal tech. Si tratta della prima community italiana dedicata proprio all’innovazione legale.
L’idea di base è quella che ha mosso anche il gruppo dei legal tech ambassadors di DLA Piper. Gli ambassador della law firm hanno dato vita al primo progetto interno di uno studio legale che ha il compito di testare, monitorare e implementare le soluzioni legal tech e al contempo formare e supportare i colleghi nell’utilizzo di questi nuovi strumenti. Il progetto di reverse mentoring ha messo in atto un cambiamento interno, partendo dalla formazione di giovani avvocati che a loro volta si impegnano a diffondere l’innovazione tecnologica in tutti i dipartimenti e a tutti i livelli. Gli ambassador sono supportati a loro volta da una rete di ingegneri e sviluppatori che si adoperano a modificare i prodotti in base alle esigenze e ai bisogni dei professionisti.
In Italia vi sono molti esempi di successo sul piano dell’innovazione tecnologica. Ad esempio, Linklaters, uno degli studi legali più grandi al mondo, è stato il primo a creare un legal innovation hub in Italia per sfruttare le potenzialità delle tecnologie; LCA è stato invece il primo studio legale italiano ad avere un Chief Innovation Officer che ha preso le redini in mano e ha guidato l’innovazione all’interno del suo studio legale.
Dunque, nei grandi studi legali, ma non solo, si sta diffondendo l’innovazione e soprattutto una nuova struttura multidisciplinare a cui la professione forense non era abituata. Una nuova cultura aziendale che vede l’integrazione delle nuove tecnologie dall’interno e che grazie agli innovation hub trova il suo terreno fertile dove proliferare e svilupparsi grazie al contributo dei professionisti stessi. Il lavoro collaborativo garantirà vantaggi e benefici agli studi legali che devono destreggiarsi tra le sfide poste dalla trasformazione digitale.
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